
Nei giorni scorsi è stato scritto molto sul progetto di nuova diga in Val d’Ambra per il pompaggio e stoccaggio dell’acqua proveniente dalla Leventina, ma ben poco inerente ai fatti. Alcuni fatti li troviamo nero su bianco nella risposta del Governo del 6 settembre 2011 all’interrogazione 286.09 di Fiorenzo Dadò: l’impianto produrrà 135 GWh/a, mentre il pompaggio consumerà 159 GWh/a, per un bilancio complessivo negativo pari a -24 GWh/anno. L’impianto quindi ‘brucierà’ 24 milioni di kWh ogni anno sull’altare della presunta redditività economica. La si smetta per favore di far credere che il progetto Val d’Ambra 2 serva a produrre energia rinnovabile, tutt’altro! Serve unicamente a sfruttare lo stesso quantitativo d’acqua in poche ore al giorno, quando il mercato paga un prezzo migliore e chiudere le turbine, pompando l’acqua nel nuovo bacino Val d’Ambra 2 per lo stoccaggio, quando il mercato paga prezzi bassi. Altro fatto: la seconda diga avrà un’altezza di 86 metri, comporterà la costruzione di una strada d’accesso, prosciugherà in gran parte il riale Rierna tra il bacino attuale e il nuovo bacino di Val d’Ambra 2 e soprattutto ridurrà ulteriormente i deflussi minimi nel fiume Ticino durante le ore di pompaggio (circa 10 ore al giorno). Questi sono impatti reali e tutt’altro che trascurabili. A fronte di questi ‘costi’ ambientali in una Valle considerata attualmente protetta dal Piano direttore, il promotore del progetto (AET) replica con due argomenti: l’impianto permetterà di produrre corrente elettrica nelle ore di maggior richiesta, spuntando prezzi migliori sul mercato. Sulla base dei prezzi del 2009, la redditività di questa operazione è valutata a 10 milioni di franchi/anno (risposta all’interrogazione 286.09). Questo in base alla differenza di prezzo di mercato tra le ore di punta e le ore di scarsa richiesta (soprattutto notturne). Peccato che questo calcolo si basa sul 2009. Oggi, a soli due anni di distanza, il mercato elettrico è totalmente cambiato in seguito alla decisione di uscire dal nucleare di Svizzera, Germania, Italia (la disponibilità di energia notturna a basso costo provengono soprattutto dalle centrali nucleari in quanto hanno una produzione non regolabile). Con il progressivo abbandono del nucleare la disponibilità di energia di banda a buon mercato andrà diminuendo fortemente. Pertanto la redditività dell’operazione Val d’Ambra 2 andrà rivista fortemente al ribasso. Così come andrà ulteriormente ridotta se si farà capo per il pompaggio all’energia rinnovabile (seconda argomentazione di AET) e non all’energia a basso costo come nei calcoli utilizzati per ricavare la presunta redditività del 2009. Già questa base di calcolo dimostra che l’intenzione è quella di sfruttare l’energia sporca a basso costo e non certo l’energia rinnovabile. Ma ammettendo pure di rivedere al ribasso la redditività per gestire la futura sovrapproduzione di eolico e solare, a questo punto viene spontaneo chiedersi una cosa: se il pompaggio servirà alla regolazione delle energie rinnovabili, e quindi non permetterà di recuperare gli ingenti investimenti (oltre 100 milioni per la sola Val d’Ambra 2) perché far credere che ci sia spazio anche per il pompaggio nella Verzasca? E soprattutto perché sacrificare una Valle protetta quando si potrebbe ottenere lo stesso risultato stoccando l’eccesso di rinnovabili nella Verzasca? Investire in due impianti costosi, senza prospettive di recupero degli investimenti, mi sembra del tutto deleterio. Francesco Maggi, responsabile WWF Svizzera italiana
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

