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Francesco Maggi - Il paziente pesa 113 chili, troppo poco avvertono i medici!
Redazione
14 anni fa

Immaginate un uomo alto 180 cm il cui peso forma dovrebbe aggirarsi attorno ai 75 chili, ma che ne pesa 113 (1.5 volte il suo peso forma). Obeso al punto da essere ricoverato più volte per collasso circolatorio. Nessun medico al mondo prescriverebbe a questo paziente una cura ingrassante, bensì brodini e carote lesse. Però consideriamo normale curare con una cura ingrassante i mali attuali dell’economia mondiale, obesa al punto che richiederebbe 1.5 pianeti per produrre in modo durevole tutte le risorse che consumiamo e per smaltire i rifiuti (rapporto WWF The Living Planet 2012). Siccome non disponiamo di un secondo pianeta, l’economia mondiale da oltre vent’anni non vive più solo degli interessi prodotti dall’ecosistema Terra, ma intacca il capitale naturale, a fette crescenti. Per salvare il pianeta dobbiamo cambiare modello economico, ma finora non vi è traccia di questo cambiamento. Neppure con Obama alla Casa Bianca e Hollande all’Eliseo. La differenza tra Bush e Sarkozy da un lato e Obama e Hollande dall’altro, è solo di stili e di ricette, ma la cura rimane sempre la stessa: crescere. Hollande lo ha ripetuto talmente tante volte in queste settimane che sembra un disco rotto. Economisti e politici non riescono a capire la cosa più ovvia: la crescita di un’economia già obesa non potrà che produrre altri guasti. Se vogliamo davvero salvare l’economia mondiale, l’umanità e il nostro bel pianeta dobbiamo davvero cambiare. Dobbiamo prendere coscienza che siamo diventati adulti, e che non abbiamo più bisogno di una crescita quantitativa, ma qualitativa. I Verdi sono l’unico movimento politico ad aver già integrato questo dato di fatto, ma purtroppo non avranno mai (perlomeno in tempo utile) un loro rappresentante alla testa degli Stati Uniti o della Francia. Vista l’incapacità dell’umanità ad autolimitarsi, l’unica alternativa va cercata nel sistema stesso, cioè nei limiti imposti. Ed è quello che sta succedendo con la crisi dei subprime americani, l’aumento dell’indebitamento e ora l’incapacità degli Stati di autofinanziarsi. Il tutto è coinciso con il picco del petrolio a buon mercato, avvenuto nel 2005, e il successivo rialzo del prezzo del greggio.Ed è proprio il prezzo del petrolio ad aver messo in crisi la crescita economica e la capacità degli Stati di generare gli utili necessari al rifinanziamento della crescita. Finora la soluzione è stata quella di stampare moneta ed aumentare a dismisura il debito pubblico. Ma agendo in questo modo la bancarotta globale è programmata. A chi intende approfondire il legame tra crescita economica e petrolio raccomando la lettura di un recentissimo rapporto commissionato dal Fondo monetario internazionale (FMI) intitolato ‘The future of oil. Geology versus Technology’ (il futuro del petrolio, tra geologia e tecnologia). Lo studio conferma che la crescita della produzione di petrolio convenzionale (storicamente situata tra l’1.5 e il 2% annuo) si è arrestata nel 2005. Da allora la produzione è rimasta più o meno costante. Lo studio mette in evidenza come tutte le previsioni sull’evoluzione della produzione di petrolio di questo ultimo decennio sono state riviste verso il basso, anno dopo anno, ma che anche le più cupe previsioni dei sostenitori del picco del petrolio non si sono finora avverate. Integrando i due modelli, gli autori dello studio prevedono per il prossimo decennio un tasso d’aumento medio della produzione di petrolio dello 0.9% al massimo. Un tasso ben al di sotto dell’aumento storico e insufficiente per mantenere l’attuale tasso di crescita del PIL mondiale. Comunque sia, se non sarà il petrolio a porci dei limiti, sarà l’acqua dolce, o i fosfati o semplicemente l’arresto della crescita della popolazione umana. Presto la crescita mondiale appare quindi destinata a una brusca frenata. Speriamo che per allora la discussione su modelli alternativi alla crescita economica sia uscita dalla ristretta cerchia di economisti illuminati e abbia contagiato chi detiene le redini del mondo.    

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