
Tre bombe ad orologeria era il titolo di un mio precedente scritto. Le tre bombe a orologeria sono i tre pericoli a cui saranno sottoposti gli oltre 30'000 cittadini di Bellinzona, Gnosca, Gorduno, Sementina e Monte Carasso a cui sarà servita l’acqua del nuovo acquedotto intercomunale dal prossimo autunno. Chiaramente chiamarla acqua potabile potrebbe essere un eufemismo, visto il luogo da dove verrà pescata. Pozzi di captazione situati in una zona disgraziata dove il rispetto e la logica dell’uomo non sembrano brillare. Quella povera acqua di falda situata nel grande lago sotterraneo presente nella campagna tra Preonzo e Gorduno, non può che considerarsi un bacino di raccolta di sostanze inquinanti provenienti da tre distinte fonti.
La prima fonte è data dalla presenza dell’autostrada, la seconda della piazza di tiro e la terza dal sedime della ex-Petrolchimica.
Con l’avvento della Nuova Bellinzona la speranza è che la nuova città, con la sua grandezza e importanza, sappia occuparsi seriamente e con convinzione di queste problematiche. Essere grandi e importanti si spera che possa essere di aiuto nell’applicare determinate soluzioni. Nel caso specifico si tratterebbe di disinnescare le tre bombe, con delle soluzioni, sebbene non di facile applicazione, ma già conosciute.
La prima fonte di inquinamento si migliorerebbe diminuendo il passaggio dei bisonti dall’autostrada, incrementando l’auspicato trasferimento del traffico merci internazionale su rotaia. Affinché la nostra regione ne tragga veramente beneficio la tratta ferroviaria dovrà però passare il prima possibile in galleria, realizzando l’attuale progetto di circonvallazione tra Gnosca e Sementina.
La seconda fonte di inquinamento, attualmente ancora presente nel catasto cantonale delle zone inquinate, potrebbe essere eliminata terminando la bonifica dell’ex piazza di tiro militare chiusa nel 1979 dopo un’incessante pressione proprio della popolazione di Gnosca per il disturbo arrecato durante le esercitazioni con mitraglie e granate. In quest’ottica ovviamente male si addice l’attuale utilizzo del poligono di tiro da parte della Polizia comunale, praticato tra l’altro senza troppo rispettare alcune norme vigenti.
La terza fonte di inquinamento si risolverebbe con quella bonifica dai rottami e sostanze restanti della sciagurata attività della ex Petrolchimica di Preonzo, inspiegabilmente mai effettuata. Un’attività malefica, incontrollata e assassina svolta per decenni nel non rispetto di nessuna legge. Dal racconto inquietante dell’ex direttore del Laboratorio Cantonale Mauro Jäggli, rilasciato nel servizio di Falò del 14 febbraio del 2014 e ancora visibile nel sito della RSI, si può evincere come tale attività fu svolta in totale spregio dell’ambiente e riversando pure i rifiuti tossici in una pozza a cielo aperto: il cosiddetto lago dei veleni. Il grande inquinamento dovuto a metalli pesanti e idrocarburi penetrati nel terreno fino a 3 metri di profondità, è ulteriormente testimoniato in una perizia del terreno avvenuta dopo il fallimento della ditta italiana nel 2004.
Più che parlare di nuove idee e nuovi progetti e proposte, sarebbe di auspicio che la Nuova Bellinzona si occupasse quindi di mettere in pratica le soluzioni a queste problematiche già esistenti e malauguratamente ereditate da un passato decisamente poco rispettoso dell’ambiente. Solo così la messa in funzione del Nuovo acquedotto intercomunale del bellinzonese potrà essere vissuto con soddisfazione e non come un nuovo pericolo per la nostra salute.
Francesco Arnaboldi
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