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Francesca Bordoni Brooks: Pace
Redazione
16 anni fa

Abbiamo l'impressione di vivere in una società sempre più conflittuale dove i rapporti sono spesso tesi, le opinioni strillate e facilmente si passa dalle parole ai fatti. Ciò vale alla partita di Hockey come nel traffico, a scuola come a casa e al bar. Senza voler cercarne le motivazioni vi propongo delle riflessioni e qualche suggerimento pratico.1. Bisogni fisiologici, 2. Bisogni di sicurezza, 3. Bisogni di affetto, 4. Bisogni di stima e 5. Bisogni di autorealizzazione Prendiamo la piramide dei bisogni qui sopra e vediamo che una gran parte dei bisogni dell'essere umano sono quasi soddisfatti all'interno della famiglia e della comunità cui apparteniamo. 1. mangiare, dormire, un tetto sulla testa, 2. mi aiuta la mamma, il fratello, lo zio, 3. mi sento amato, 4. mi sento apprezzato. Con l'aggiunta di uno spunto della sociologa E. Boulding arriviamo a "La famiglia come culla della pace": La gestione creativa delle differenze è al centro della cultura della pace, in altre parole, non c'è una cultura senza conflitti. Poiché ogni individuo umano è diverso da ogni altro il conflitto è una parte fondamentale di ogni ordine sociale. Arriviamo così alla conclusione che una famiglia sana in una comunità sana può allevare figli sani che non avranno bisogno di fare i prepotenti. Ora si potrebbe obiettare che la realtà è ben diversa: ma certo! Ed è proprio questo il principale compito di un politico: partire dal reale, tendere all'ideale e trovare il prossimo scalino da salire convincendo altri a salire insieme. Il Canton Ticino ha formato una decina di consulenti preparati proprio per gestire i conflitti nelle sedi scolastiche. Propongo che nelle prime settimane di scuola media ogni classe del Cantone si avvalga di questi specialisti per determinare le dinamiche della classe e renderle dinamiche di gruppo positive, effetto che garantirà la pace in classe per anni a venire. Altra proposta: la formazione genitori. Con grande piacere ho appreso che il Consiglio dei Giovani ha chiesto al Consiglio di Stato di rendere tali corsi obbligatori. Il CdS ha risposto che restino facoltativi ma si può fare di più: alla scuola dell'infanzia i maestri individuano facilmente i ragazzi più fragili, ne parlano con il genitore e propongono un sostegno psicologico, grazie, ma non sarebbe forse meglio assegnare alla famiglia un corso genitori? Esso avrebbe il vantaggio di valere anche per altri figli, giovani parenti e vicini di casa. Terza proposta: spazi ricreativi per adolescenti. Da bambini i nostri figli possono essere accompagnati al parco giochi, poi seguire corsi di sport, ma quando arrivano all'adolescenza e non vogliono più essere accompagnati dal genitore per compiere quel passo fondamentale della vita che è il crescere per diventare adulto, ecco che improvvisamente non sa più cosa fare e dove andare. Certo, abbiamo alcuni imprenditori generosi che per una giusta somma si occupano di loro al cinema, al bowling, nella sala giochi mentre noi li vorremmo a correre nei prati! Propongo di ripensare al tempo libero di qualità da offrire ai nostri adolescenti: palestre scolastiche aperte dopo scuola, centri giovanili per minori, offerta sportiva libera, sostegno alle biblioteche gestite dai comitati genitori, riapertura degli oratori con una formula meno rigida. Invece di rinchiudere i giovani che hanno sbagliato proviamo a proporre loro un ambiente più amorevole dove crescere, in questo modo ci guadagniamo tutti! Francesca Bordoni Brooks, PPD

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