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Marco Antonio Timbal
Forma, sostanza e contenuti
Redazione
2 anni fa
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Essere membro di un esecutivo, più che un onore è una professione; essere membro di un legislativo, più che un onore è invece un onere. Mi spiego meglio: seppure il fatto di essere scelto in modo relativamente consapevole, da una percentuale più o meno rilevante della popolazione, possa sicuramente da qualche inorgoglire, quest’orgoglio è bene che sia messo subito a riposo e sostituito dal senso di responsabilità e dal rigore degli eletti.

I Consessi di potere, a prescindere da quale sia poi la loro effettiva capacità di incidere sulla vita dei cittadini, hanno una duplice valenza. Sebbene siano il luogo deputato al dibattito, e in un certo senso allo scontro politico tra visioni a volte radicalmente diverse sulla società, molto spesso divengono un crogiuolo per il consociativismo e per lo scambio di cortesie.

La vicinanza, la frequentazione assidua, una certa idea comune di appartenenza elitaria alla stanza dei bottoni, portano spesso a travisare il proprio ruolo, e a dimenticarsi delle idee ed opinioni politiche per le quali si viene eletti dalla cittadinanza. Gli aperitivi agli eventi mondani o istituzionali a cui si è invitati, le frequentazioni esclusive, gli inviti riservati ai politici (che fino al giorno prima dell’elezione erano comuni cittadini), non fanno che rafforzare questa tendenza ad un consociativismo che allontana dalle istanze e dai compiti ai quali si aveva promesso di dedicarsi.

Ho da questo punto di vista una visione particolare dei compiti di un politico. Se da un lato non può farsi portavoce di qualsiasi richiesta o capriccio particolare di ogni cittadino che lo contatta e gli tira la giacchetta, ma deve impostare la sua attività alla coerenza con le sue idee; dall’altro deve anche rifuggire dalle facili lusinghe del potere, segnatamente di quello economico che ha già molti modi di fare sentire le sue ragioni.

Su di un altro versante della questione, sebbene la trasversalità politica sia di moda e a volte sia auspicabile e pragmaticamente efficace, non deve trasformarsi nella creazione di alleanze statiche tra schieramenti formalmente opposti, e in un meccanismo per cui, se una volta tu fai un piacere a me, poi io sono in debito di un piacere a te.

Certo, la politica è definita come arte del consenso e del compromesso, qualità che vengono particolarmente apprezzate nel politico navigato, ma come dice la parola stessa, a furia di “compromessi”, gli ideali finiscono per annacquarsi oltre l’accettabile.

Gli ultimi 30 anni di politica in Ticino, ma non solo, sono stati caratterizzati dallo sdoganamento dell’attacco personale e del dileggio spesso infantile dell’avversario. Modalità nate con qualcuno che aveva forse “le phisique du role” per permettersi tali comportamenti, suscitando anche una certa simpatia, ma che sono stati in seguito assunti da personaggi che tale personalità e caratura non l’hanno di sicuro, e che risultano particolarmente irritanti quando li mettono in atto, scatenando un circolo vizioso all’emulazione, che trascina il livello di molto verso il basso.

Dire le cose come stanno è doveroso, attaccare le persone per fatti che non hanno a che vedere con i loro comportamenti è scorretto, e non fa che generare scorrettezza.

Marco Antonio Timbal - Candidato al CC di Lugano, Lista 12 - Costituzione Radicale

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