Fondazione Valle Bavona
Combattere il diffondersi del lupo per salvare la cultura contadina
Immagine Shutterstock
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10 giorni fa
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Il lupo continua a colpire sugli alpi della Vallemaggia. Recentemente l’ultimo allevatore di pecore in Valle Bavona ha deciso di abbandonare l’alpe di Antabia dopo l’ennesima predazione di pecore a cui vanno aggiunti molti capi ancora dispersi. L’apprensione si estende anche per l’alpe di Robiei che ospita attualmente 240 capre. È una situazione inaccettabile che mette fortemente a rischio le attività di pastorizia e, di conseguenza, la preservazione e la gestione di territori di grande valore ambientale e culturale. Il Consiglio della Fondazione Valle Bavona, gli Uffici patriziali dei Patriziati di Bignasco e di Cavergno chiedono alle competenti autorità cantonali e federali di finalmente adottare le decisioni necessarie per limitare drasticamente il numero dei lupi presenti nel territorio dell’alta Vallemaggia e per proteggere efficacemente le greggi di capre e di pecore.

La Valle Bavona è un territorio protetto a livello federale e una valle modello per tutto l’arco alpino; costituisce infatti con i suoi villaggi, le sue costruzioni rurali, i suoi alpi e i suoi sentieri, un raro e straordinario esempio di insediamento umano che ha dato valore aggiunto al territorio naturale. La Fondazione Valle Bavona è stata costituita trent’anni fa con lo scopo di tutelare e di promuovere l’identità della Valle nel rispetto degli equilibri naturali e ambientali, ma parimenti promuovendo la tutela e la valorizzazione di ciò che l’uomo ha creato per rendere abitabile un territorio impervio.

I Patriziati di Bignasco e di Cavergno, dal canto loro, realizzano fra le altre cose, come molti patriziati delle regioni periferiche, progetti di fondamentale importanza per preservare dal degrado opere e territori che appartengono alla storia e alla cultura delle nostre valli.

L’aumento incontrollato del numero di lupi non costituisce una minaccia soltanto per gli allevatori e per le loro greggi ma anche, anzi soprattutto, per una civiltà contadina che merita di essere tutelata perché è garanzia di rispetto del territorio naturale e al contempo espressione di grande sensibilità nei confronti dei valori della natura.

Nonostante l’aumento del carico dell’alpe di Antabia, così da giustificare la presenza continua di un pastore e dei suoi cani, le ripetute predazioni dei lupi hanno indotto gli allevatori ad abbandonare l’alpe. Stessa sorte purtroppo sta toccando altre realtà dell’arco alpino.

La loro partenza non può essere salutata come la vittoria della natura sull’uomo ma come la sconfitta di una cultura che aveva saputo colonizzare territori difficili rispettandone pienamente l’identità naturale.

Il Consiglio della Fondazione Valle Bavona e gli Uffici patriziali dei Patriziati di Bignasco e di Cavergno invitano le competenti autorità federali e cantonali a finalmente considerare la diffusione dei lupi per quello che è in realtà: non un romantico ritorno al primato di un predatore sui territori alpini, ma una grave minaccia all’identità e all’economia contadina, a reale rischio di estinzione in ampi territori alpini.

La Fondazione Valle Bavona con i Patriziati di Bignasco e Cavergno

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