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Floriano Beffa - Lumino: e se per il disperso fosse andata peggio?
Redazione
15 anni fa

Un mese di gennaio un poco anomalo: niente neve sul fondovalle e temperature relativamente miti per la stagione. Questi, sostanzialmente, gli elementi che hanno permesso a W. B. (71.enne di Lumino) di sopravvivere a due notti invernali all’addiaccio. Un lieto fine e per fortuna! Ma come presidente del soccorso alpino Ticino sono chiamato a rispondere a chi, gente di Lumino, soccorritori stessi ma non solo, si interroga sul perché il poveretto abbia dovuto rimanere all’esterno per ben due notti, prima che il soccorso potesse ritrovarlo a poche centinaia di metri dalle abitazioni. La gestione dell’intervento è stata corretta? Sono state messe in campo tutte le forze disponibili? Purtroppo no! Un Mea Culpa che come presidente del soccorso alpino Ticino sono tenuto ad esprimere. Infatti, lo stesso cane che ha permesso il ritrovamento del disperso era già disponibile dai primi minuti di sabato sera. Anzi, tre cani operativi del gruppo cinofilo Alpine Rescue Team, brevettati da giudici internazionali e tutti soccorritori attivi, erano a Lumino, pronti ad intervenire. La direzione dell’intervento della locale stazione di soccorso SATi, in maniera deliberata e eticamente discutibile, non li ha voluti in operatività, preferendo calate notturne lungo pareti rocciose. Come dire: le assurde direttive e i veti monopolistici della direzione del soccorso alpino Svizzero SAS, hanno ancora una volta avuto il sopravvento sulla logica e sull’etica di un soccorritore volontario. Le stesse direttive che permettono di chiamare in intervento terze persone che possono dare valore aggiunto all’operazione, vietano di convocare unità cinofile esterne a favore di quelle formate internamente al SAS. Eppure, in tutta la Svizzera, le persone del settore sono a conoscenza del fatto che i metodi d’istruzione cinofila del SAS rispondono a tecniche addirittura obsolete. A nostra parziale discolpa possiamo affermare che il consiglio direttivo del soccorso alpino Ticino combatte da anni questa situazione di assurdo monopolio. Alle persone che s’interrogano sui perché, e alle assicurazioni sanitarie, posso promettere che come esecutivo del soccorso alpino Ticino ci adopereremo affinché situazioni del genere non succedano più! Perché la prossima volta, la fortuna potrebbe guardare da un’altra parte e il cane segnalare una cadavere… Lo scopo deve rimanere quello di ritrovare il disperso nel minor tempo possibile! Una direzione ragionata di un intervento di ricerca in ambiente alpino, deve poter - e volere! - coinvolgere tutti i mezzi e le persone a disposizione, intere o esterne. A supporto di un ente di polizia cantonale che, in ultima analisi, rimane il responsabile delle operazioni di ricerca e recupero e che, con ragionevolezza e lungimiranza, si è preso l’impegno di convocare in intervento il cane Ragno con Manlio. Floriano Beffa, presidente SATi

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