
La tornata parlamentare appena conclusasi ci ha visti impegnati su alcuni temi di notevole importanza e dall’aspetto politico delicato nonché contrastante. La riforma, importante, del Concordato HarmoS, ha visto i deputati Francesca Bordoni Brooks (relatrice) e Claudio Franscella, che è intervenuto per il Gruppo, portare a casa brillantemente la vittoria. HarmoS prevede che l'obbligo scolastico inizi a 4 anni (non più a 6), tuttavia il plenum si è diviso sulla possibilità di rilasciare deroghe sull'inizio della scolarità a 5 anni. Il PPD ha quindi puntato per dare una possibilità decisionale alle famiglie, peraltro osteggiata dai socialisti. Grazie anche al lavoro di convincimento da parte di Francesca e Claudio, la maggioranza dei deputati ha bocciato un emendamento del PS, salvando la possibilità di coinvolgere nel processo decisionale i genitori, in collaborazione con i docenti. Una questione che per il PPD è di principio e che va nella direzione di valorizzare la famiglia e il ruolo, non sempre facile, dei genitori. Altro tema particolarmente dibattuto è stata la nuova legge sulla pedagogia speciale.La posizione del Gruppo ha seguito sostanzialmente le indicazioni di Luca Pagani che, con la particolare tenacia che lo contraddistingue, ha, anche in questo caso, difeso la prerogativa della famiglia, anche quando quest’ultima si potrà trovare di fronte ad una scelta che, oggettivamente, non è delle più semplici e qualche problema potrebbe anche comportarlo. In parole semplici, in caso di disaccordo con il Dipartimento educazione sulla necessità o meno che il proprio figlio abbia bisogno di un supporto educativo speciale, i genitori avranno l’ultima parola. Ultima parola, però, che non è ancora assodata, in quanto l’onorevole Bertoli non ha dato l’adesione e il messaggio verrà ridiscusso in Consiglio di Stato. Perciò, affaire à suivre. A margine dei lavori parlamentari (ma penso anche in molte case ticinesi) non ha mancato di far discutere l’iniziativa di alcuni cittadini di assumersi la responsabilità politica e legale delle pubblicazioni anti-Mattino che, in fatto di volgarità e indecenza, non fanno certo difetto rispetto l’originale. Che il Mattino esageri e in diverse occasioni sia andato decisamente sopra le righe è li da vedere e va stigmatizzato, ma che ad assumersi la responsabilità (in parole povere significa approvare) delle pubblicazioni altrettanto volgari ci sia anche Padre Callisto, suona un po’ strano. Così come stupisce (si fa per dire) che a firmare l’appello pubblico contro la volgarità apparso sulla stampa vi siano, mischiate tra tante persone in buonafede e dai principi solidi, anche taluni/e che solo poco tempo fa si prodigavano nel cercare di confondere le idee ai ticinesi, spacciando (e difendendo) porcherie cinematografiche per opere d’arte. Infatti, in occasione della doverosa denuncia contro le troppe schifezze proiettate al Festival di Locarno (con soldi pubblici) nel 2010, i nostri si dimenavano con forza, vuoi sulla stampa ma anche alla televisione, in difesa ad oltranza di certe irresponsabili scelte e di chi le aveva ideate , anche insultando con epiteti di varia natura chi, libero da legami di congrega, la pensava diversamente.Viene spontaneo chiedersi: due pesi e due misure? O forse, semplicemente, aveva ragione Longanesi quando affermava che i difetti degli altri assomigliano troppo ai nostri? A noi sembra giusto e doveroso indignarsi contro la volgarità, ma sui metodi…
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