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Finanziaria: dal PS un sostegno solo a risparmi ragionevoli
Redazione
18 anni fa
Manuele Bertoli

Care compagne e cari compagni finita l’estate, la politica ricomincia, a non averne dubbio, da dove ci si era interrotti in giugno, cioè dalle finanze, ma soprattutto dai nodi politici da sciogliere dopo il NO all’ultima iniziativa fiscale, risultato per il quale ci si deve rallegrare poiché il NO era tutt’altro che scontato. Il Consiglio di Stato ha presentato in luglio l’impostazione del suo pacchetto di 204 milioni di franchi, di cui un quarto grossomodo prevede nuove entrate, un quinto grossomodo prevede trasferimenti ai Comuni e una metà circa prevede dei risparmi. Un’operazione non completamente simmetrica, ma che nella sua impostazione generale chiede un contributo a 360 gradi alla società ticinese. Non mi soffermerò per brevità sulle riserve che sono venute dalle associazioni di categoria, più o meno scontate e prevedibili, ne su quelle dei Comuni, che investono soprattutto le modalità di dialogo tra Cantone e Comuni, ma tenterò di analizzare le prese di posizione che hanno preso fin qui i vari partiti politici. Sul principio di finalmente risanare i conti cantonali per recuperare progettualità politica, scopo che deve sempre essere ricordato, perché i conti li si risana per qualcosa, non per uno sfizio contabile, quasi tutti si sono dichiarati a parole d’accordo, ma con differenze anche marcate sul come arrivarci. Quasi tutti, perché la Lega, che è partito di governo, coerentemente con il suo approccio demagogico alla politica, non ha nessun fastidio a teorizzare la finanza allegra, oltretutto in contrasto con la posizione di Borradori (ed è la seconda volta in poco tempo dopo le divergenze sui recenti sgravi fiscali). Le prime levate di scudo contro la manovra sono venute da destra, con la minaccia di referendum contro qualsiasi ipotesi di ritocco di qualsiasi entrata da parte di Lega e UDC. Importante sottolineare che da questa parte non sono mai venute proposte solide di taglio, se non generiche percentuali su questo o quel gruppo di spese (il personale, i contributi), perché anche a destra ci si rende conto del fatto che i tagli non sono particolarmente popolari. A questa visione si è aggiunto il PPD, che sotto la presidenza Jelmini ha dimostrato di avere modificato significativamente la propria linea su questo dossier centrale per la politica cantonale. La posizione del PPD del 2008, presieduto da Jelmini e probabilmente influenzato da membri del suo nuovo ufficio presidenziale ben schierati a destra come il banchiere Moor, non è più quella del PPD del 2004, presieduto da Bacchetta Cattori. Si tratta di un fatto politico rilevante, perché nel 2004 il PPD partecipò a pieno titolo, con noi e con il PLRT, all’intesa sul Preventivo 2005, un accordo transitorio fondato su un certo equilibrio tra sacrifici sul fronte delle entrate e delle uscite, che ha dato dei buoni frutti, come attestano i Consuntivi 2005-2007, e che ha saputo tenere anche davanti al giudizio popolare. Oggi che gli effetti della defiscalizzazione masoniana sono ormai conclamati, che sono finiti gli effetti dell’operazione transitoria del Preventivo 2005, che al DFE c’è stato un cambio della guardia, che è stata liquidata l’iniziativa leghista sugli sgravi, insomma quando non ci sono più scuse per affrontare il problema, il PPD si defila su una posizione di comodo, fondata su concetti generici e vuoti come la revisione dei compiti dello Stato, l’ottimizzazione e la delega ai privati di alcuni servizi, rifiutandosi di riempire di contenuti veri una manovra che dice di voler fondare su tagli e contenimenti. Nessuno, men che meno noi, è mai stato contrario a delle riforme. Spesso anzi abbiamo viste respinte nostre proposte tendenti a razionalizzare l’azione dell’ente pubblico, sulla manutenzione delle strade o sull’organizzazione dei tribunali penali, per citare solo due ultimi esempi. Nessuno, men che meno noi, è ovviamente contro l’uso parsimonioso delle risorse pubbliche e per lo spreco di denaro pubblico. Ma non basta buttar là qualc

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