
Pochi sfuggono al piacere di demonizzare le casse malati per il consueto autunnale aumento dei premi. I pochi devono far sentire ora la loro voce e puntare il dito per una volta non sulle casse malati ma sulle strutture che mettono a disposizione le cure e sulle persone che le prescrivono.
È recente la notizia della istallazione prossima futura nella plaga di Lugano di due nuove risonanze magnetiche e di due TAC gestite da privati. Una terza risonanza magnetica gestita dall’EOC è appena stata aperta alla stazione di Lugano. Un rapido calcolo: istallare una risonanza magnetica costa circa 4 – 5 milioni, una TAC nuova circa 2 milioni. Ma non sono solo i privati ad arricchire la pleonastica offerta diagnostica. I costi d’esercizio degli ospedali dell’EOC dal 2009 al 2014 sono lievitati ogni anno in media di circa 20 milioni: nel 2014 ben 610! Il numero di medici, di istituti specializzati e di offerta sanitaria ambulatoria e stazionaria di alta tecnologia non fa che crescere. Dove è finita la voce flebile di quella commissione del DSS che era stata incaricata della valutazione delle tecnologie diagnostiche e terapeutiche di alto costo per evitarne il proliferare?
Il Ticino è il cantone svizzero con la più alta densità di TAC e di RM. È chiaro che i gestori pubblici e privati di questi sofisticati e spesso abusati apparecchi diagnostici non lavoreranno in perdita e si daranno da fare per riempire le liste di prenotazione. Nuovi e dispendiosi incarichi attendono la socio-sanità cantonale: il numero crescente di anziani bisognosi di cure per restare a domicilio, l’affinamento della qualità di base delle prestazioni degli ospedali e delle cliniche (S.Anna docet…), la profilassi generale in un brodo multiculturale in netta progressione e l’insegnamento della giusta igiene di vita a una società ancora ammaliata dal consumo sfrenato e poco rispettoso dell’ambiente.
Per i politici eletti e in primis per il capo del dipartimento della sanità e della socialità è giunto il momento di valutare con maturità l’operato dei medici, degli istituti ospedalieri e delle cliniche, sempre avidi di nuove tecnologie, spesso incuranti dei costi della medicina offerta al pubblico . E una medicina spinta all’eccesso di crescita da un concime composto da sbagliato spirito di concorrenza e da poco etico marketing. E opportuno dimenticare per un momento la Champions League per la sanità ticinese e cercare di integrarsi più ragionevolmente nel contesto medico svizzero. La sanità deve ignorare i confini cantonali per evitare doppioni e superspecialità mal giustificate dai numeri. Tenere i medici alla briglia? Meditare anche da laici su una ragionevole espansione della salute sta diventando sempre più un compito dei politici eletti.
Filippo Martinoli, già candidato per il PPD al Gran Consiglio
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