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Filippo Contarini e Martino Colombo - Ghiringhelli: un bel tacer non fu mai scritto!
Redazione
6 anni fa

Povero Ghiringhelli, lo prendono in giro. Lo scrive lui stesso, nell’articolo a pagamento apparso su La Regione del 3 dicembre scorso a titolo “Burqa vietato e mascherina obbligatoria: un paradosso?”. E stavolta non è un Deadpool qualsiasi ad averlo messo all’angolo, ma un virus invisibile, brutale nel mostrare infine le sue ipocrisie.

Il tema è l’annosa questione del divieto di dissimulazione del volto, volgarmente chiamato “legge antiburqa”. Come sanno anche i sassi, a suo tempo gli iniziativisti che volevano vietare il burqa non potevano chiedere di vietare solo quello, perché significava fare una legge evidentemente discriminatoria. E così hanno costruito i castelli in aria e hanno deciso di vietare tutti i tipi di copertura del volto, mica solo il burqa. Un esempio molto chiaro: hanno vietato anche d’usare maschere per motivi politici, ad esempio una maschera con su l’immagine del Gobbi.

Era evidentemente una legge liberticida. Noi abbiamo sempre detto che non avremmo fatto ricorso se la legge avesse vietato solo ed esplicitamente il burqa: in quanto uomini e atei, non avremmo comunque avuto la legittimità processuale per fare un ricorso in questo senso. Ma la legge del Ghiro così come uscita dal parlamento era una porcheria che andava al di là di ogni logica, che inquinava il nostro sistema giuridico con orrende ipocrisie. Ed è la stessa porcheria che voteremo a livello federale il 7 marzo 2021. Noi ci siamo messi in mezzo, vincendo il nostro ricorso al Tribunale federale. Ma la tattica dei fumogeni usata da Ghiringhelli è riuscita a far sopravvivere alcuni scampoli della legge, per questo ancora dobbiamo parlarne.

Il Ghiro ha sempre detto che chiedeva “genericamente, di vietare la dissimulazione del proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico o destinati ad offrire un servizio pubblico. Ciò, per motivi di sicurezza, vale dunque per qualsiasi forma di mascheramento” (Cooperazione, settembre 2013). Così si ribadiva nel libretto di votazione: “nascondere il proprio viso è contrario alla dignità della persona”. La sicurezza e la dignità, eccole le due parole magiche, il tappeto volante che faceva diventare Ghiringhelli (e chi è salito sul suo carrozzone, pensiamo ad esempio ai giuristi Marina Masoni e Lorenzo Quadri, o allo sceriffo Norman Gobbi) una superstar de’ noantri. Tutti giù a elogiare la colossale pataccata!

A far tempo dal 1° luglio 2020, quando il Consiglio federale ha imposto l’obbligo della mascherina sui mezzi di trasporto in tutta la Svizzera, obbligo poi pian piano ampliato, abbiamo tutti aperto gli occhi e abbiamo imparato almeno tre cose. La prima è che la mascherina è sinceramente una palla, ma è importante coprirsi il volto per poter vivere assieme. La seconda è che non è più pericoloso di prima vivere in Svizzera, nonostante tutta la popolazione vada in giro con il volto dissimulato. La terza è che coprire il volto è una via per comunicare quanto per noi sia importante la dignità. Utile o meno, dissimuliamo il volto per garantire la vita di tutti noi come società, come collettività.

La situazione è quella che è. In epoca di fake news, finalmente abbiamo dei fatti di fronte agli occhi, che massacrano le argomentazioni di Ghiringhelli, Masoni, Gobbi e compagnia bella. Ghiringhelli, che di professione è apprendista stregone, ha giocato col diritto. Sostiene come un disco rotto di voler difendere i valori svizzeri. Ma distrugge la logica, la prevedibilità e la sicurezza del diritto, nonché il principio di uguaglianza. È piuttosto evidente che in realtà ai Ghiringhelli e ai Lorenzo Quadri dei valori svizzeri nulla importa. Hanno gli occhi iniettati di islamofobia e su questo altare sono pronti a sacrificare le basi della convivenza civile

Ora siam tutti in giro con il volto coperto. Possiamo dirlo con serenità: nessun argomento di Ghiringhelli a favore della legge sulla dissimulazione del volto era vero. Il suo gioco di prestigio era una sòla. Noi abbiamo fatto i guastafeste e abbiamo mostrato il trucchetto. Ancora lo scorso 16 ottobre 2019, senza che nessuno di noi sapesse cosa fosse il Coronavirus, ricordavamo che la mascherina igienica avrebbe condannato il divieto di dissimulazione del volto (su ticinotoday, qui). Purtroppo eravamo profeti. E la gente ora, malinconicamente, ride.

Filippo Contarini e Martino Colombo

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