
In tanti Paesi la pressione politica per ottenere risparmi ha colpito anche il settore della sicurezza e della sorveglianza carceraria, dando luogo a nefaste privatizzazioni di servizi pubblici. Si tratta tuttavia spesso di risparmi insensati, che si ritorcono contro la società che li promuove. Uno Stato moderno infatti non può rinunciare al monopolio dell'utilizzazione della forza -che implica il rispetto della legalità e della proporzionalità nell'uso della forza- senza incappare nella perdita di credibilità e nel rischio di abusi ai danni dei cittadini da parte di agenti privati. Agenti privati che sono spesso servi di due padroni: da un lato le loro ditte che ricercano il profitto e dall'altro la legge e lo Stato che li incarica di svolgere compiti delicatissimi. Questa ambivalenza crea sovente situazioni di disagio, di incomprensioni e di effetti perversi che sono ben lontani dagli obiettivi di risparmio e di efficienza promossi dai fautori delle privatizzazioni. Fa pertanto piacere che abbiano fatto breccia tra i cittadini le nostre obiezioni di principio, che sono anche basate sull'osservazione dei fatti accaduti in altri Paesi, in particolare anglosassoni. 9'000 cittadine e cittadini ticinesi hanno infatti sottoscritto il referendum lanciato dal Sindacato dei servizi pubblici VPOD, in collaborazione con altre forze, contro la privatizzazione parziale della sorveglianza carceraria in Ticino. Ora si tratta di confermare questa opposizione all'introduzione dell'art. 8b della legge cantonale sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti, votando NO il prossimo 22 settembre. Occorre votare no a questa modifica della legge, perché lo Stato deve conservare la responsabilità di tutto il settore della giustizia e della sicurezza, inclusa la vigilanza e la custodia dei detenuti del settore carcerario. Come referendista mi oppongo anche all'articolo 8b votato dal Parlamento per fermare un inizio di privatizzazione della sorveglianza carceraria in Ticino. Ritengo infatti fondamentale che gli agenti cantonali di custodia effettuino tutti i tipi di sorveglianza delle persone detenute: tale sorveglianza non può e non deve essere svolta da personale privato di agenzie di sicurezza private, che non beneficia delle condizioni adeguate di formazione e di lavoro per svolgere tali compiti. Gli agenti di custodia cantonali sono dipendenti pubblici svizzeri e ben formati: non si vede perché stravolgere questa situazione. Il Cantone deve semmai assumere e formare qualche agente cantonale in più per far fronte ai nuovi compiti rappresentati dalle persone sottoposte a fermo, dalle persone sottoposte a carcerazione amministrativa e dai richiedenti l'asilo "recalcitranti". Lo Stato è in grado di investire nelle proprie risorse umane per garantire un servizio pubblico di qualità e rispettoso dei principi democratici: no quindi alla privatizzazione parziale della sorveglianza carceraria. Fausto Calabretta, sindacalista VPOD Ticino
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