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Fabio Regazzi: ristorno dei frontalieri, calma e gesso!
Redazione
15 anni fa

Dalle righe di questo giornale avevo già avuto modo di esprimere la mia approvazione in merito alla decisione del Governo ticinese dello scorso mese di luglio di bloccare il rimborso della metà dei ristorni dei frontalieri.Un atto dovuto per far capire alle nostre autorità federali e ovviamente anche alla controparte italiana, l’esigenza di procedere in tempi brevi alla rinegoziazione dell’Accordo sui ristorni dei frontalieri del 1974, analogamente a quanto fatto dall’Austria alcuni anni or sono. Accordo che come sappiamo non è reciproco e prevede un’aliquota di ristorno delle imposte alla fonte troppo onerosa per il nostro Cantone (38.8% dell’imposta percepita in Ticino, mentre ad esempio con l’Austria è del 12.5%).Si è indubbiamente trattato di un gesto forte, coraggioso e anche plateale, che non ha mancato (e non poteva essere altrimenti) di sollevare discussioni e polemiche sia all’interno dello stesso Governo, come pure nel mondo politico e nell’opinione pubblica ticinese e svizzera.Sta di fatto che dopo questa decisione qualcosa ha iniziato a muoversi. Sul piano interno, il Consiglio degli Stati ha respinto l’iniziativa cantonale che avevo presentato, unitamente agli allora colleghi Beltraminelli e Jelmini in nome del PPD, che chiedeva appunto di rivedere il citato accordo; non posso – per inciso – non rilevare come purtroppo la Commissione del Consiglio degli Stati ha annacquato lo spirito dell’iniziativa per poi respingerla in plenum, mentre fortunatamente la commissione gemella del nazionale l’ha adottata integralmente. Ora la palla passa al Consiglio nazionale.Sempre restando a livello svizzero, anche il Consiglio federale sembra aver colto il segnale giunto dal Ticino, dapprima dimostrando comprensione per la decisione del Consiglio di Stato e in seguito adoperandosi per riallacciare i contatti con il Governo italiano. Stando alle dichiarazioni della Consigliera federale Widmer-Schlumpf un incontro con il ministro delle finanze Tremonti sarebbe addirittura già fissato. Da qui la sua richiesta di sbloccare i fondi quale gesto di buona volontà teso a rasserenare il clima tra i due Paesi e a creare presupposti migliori in vista delle trattative che dovranno essere intavolate.Una richiesta comprensibile, che non tiene tuttavia conto della controparte con cui dovremo andare a discutere e del contesto in cui si trova attualmente. L’Italia, che attraverso il ministro Tremonti negli ultimi anni ha viepiù assunto atteggiamenti inaccettabili e apertamente ostili verso la Svizzera, e di riflesso verso il Canton Ticino, è al momento in preda a problemi molto gravi, che potrebbero pregiudicarne per molti anni la stabilità economia e finanziaria. Pertanto il nuovo Governo tecnico, ammesso che sopravviverà, avrà verosimilmente ben altre “gatte da pelare”, che suggeriscono da parte nostra una certa prudenza e scetticismo riguardo la volontà politica italiana a voler risolvere il contenzioso con il Ticino.In una simile situazione sarebbe un errore farsi condizionare dalle pressioni e dalla fretta, come ha giustamente evidenziato Gianni Righinetti da queste colonne: quindi l’invito che mi sento a mia volta di rivolgere è “calma e gesso”!I 28 milioni di franchi sono al sicuro su un conto vincolato della Banca dello Stato. Fintanto che non giungeranno segnali concreti non solo sulla volontà di rivedere l’Accordo sui ristorni dei frontalieri, ma anche su quelli che saranno gli estremi dello stesso, è meglio tenerci stretta l’unica carta  diplomatica di cui disponiamo per far leva sulla volontà italiana di risolvere in tempi brevi l’annosa questione che preoccupa il Ticino. Abbiamo imboccato una strada per cui adesso dobbiamo andare fino in fondo. E’ anche una questione di coerenza!

Fabio RegazziConsigliere nazionale

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