
Il prossimo 18 maggio il popolo svizzero sarà chiamato a votare, fra gli altri temi, sui 22 Gripen che il nostro esercito intende acquistare per ammodernare la flotta aerea. Si tratta infatti di sostituire i 54 F-5 Tiger che dopo oltre 30 anni di onorato servizio andranno in pensione. In realtà non dovremo esprimerci solo un modello di aereo e sul relativo finanziamento. In ballo ci sarà molto di più: decideremo se la Svizzera continuerà a disporre di un esercito efficiente e credibile che possa garantire la nostra sicurezza, come stabilito peraltro dall’art. 2 della Costituzione: “La Confederazione Svizzera tutela la libertà e i diritti del Popolo e salvguarda l’indipendenza e la sicurezza del Paese”.
Durante i dibattiti si è spesso sentito dire dagli oppositori all’acquisto dei Gripen che in realtà non è un voto contro l’esercito, ma che questi sarebbero soldi gettati dalla finestra per una spesa inutile. In realtà mentono sapendo di mentire, poiché il vero obiettivo è proprio quello – dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto – di sferrare un colpo che potrebbe essere letale alle nostre forze armate. Già solo il fatto che il PS svizzero nel proprio programma (v. pag. 44) propugna esplicitamente l’eliminazione dell’esercito dovrebbe essere sufficiente per smascherare il fronte dei referendisti, fra i quali troviamo – e non poteva essere altrimenti – anche il Gruppo per una Svizzera senza esercito, denominazione che non necessita di certo di interpretazioni.
La strategia in effetti è subdola e pericolosa. Essi sanno benissimo che che se il popolo dovesse dire no ai Gripen, a partire dal 2025 l’esercito si troverà di fatto senza più una flotta aerea visto che entro quel termine anche gli F-A 18 dovranno essere dismessi poiché avranno esaurito il loro ciclo di vita. Si tratterebbe di un vero e proprio grounding, che avrebbe conseguenze molto pesanti dal momento che non saremo più in grado di salvaguardare la sicurezza del nostro Paese, come invece lo impone la Costituzione federale.
Altro tema ricorrente è quello della spesa, ritenuta esagerata e inutile. Molto meglio, dicono gli oppositori, investire in altri ambiti come la formazione e la socialità. La verità è che con l’investimento per l’acquisto dei Gripen non verranno sottratte risorse ad altri settori, visto che il fondo verrà finanziato con un versamento di 300 mio. di franchi all’anno per 10 anni, utilizzando i mezzi finanziari i messi a disposizione dal Parlamento per il budget dell’esercito (ca. 5 mia. di franchi a partire dal 2014). Quindi anche se non dovessimo spendere questa somma nei Gripen, l’esercito la potrà utilizzare per altri investimenti. Detto in altri termini, il Dipartimento militare dovrà risparmiare al proprio interno per reperire i 300 mio. di franchi da versare nel fondo per assicurare il finanziamento dell’acquisto dei Gripen. E visto che parliamo di risorse finanziarie, è opportuno ricordare che se nel 1990 le spese per l’esercito rapprentavano il 18.6% del budget della Confederazione, attualmente esse si attestano al ca. il 7%, a dimostrazione dell’importante cura dimagrante alla quale esso è stato sottoposto.
Sono molti gli argomenti pretestuosi addotti dai referendisti per nascondere il loro vero obiettivo che era e rimane l’abolizione dell’esercito. Chi invece, come me, ritiene che la sicurezza del nostro Paese è importante il prossimo 18 maggio deve votare SI all’acquito dei Gripen.
Fabio Regazzi, Consigliere nazionale PPD
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