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Piero Marchesi
Evitiamo di replicare l’aumento dei premi di cassa malati anche sulle cure dentarie
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
un mese fa
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«L’iniziativa sulle cure dentarie» parte da un principio apparentemente generoso, ma porta nella direzione sbagliata: nuove trattenute sui salari, più costi per le aziende, più burocrazia e meno libertà per i pazienti.

Oggi il sistema delle cure dentarie funziona perché si basa su un rapporto diretto tra paziente e dentista. Il cittadino può scegliere a chi affidarsi, confrontare prezzi e prestazioni, chiedere un preventivo, cambiare professionista se non è soddisfatto. È un mercato libero, nel quale la concorrenza aiuta a mantenere qualità, responsabilità e attenzione ai costi.

L’iniziativa vuole invece introdurre una nuova assicurazione obbligatoria. In pratica, una cassa malati dentaria. Ma il modello della cassa malati lo conosciamo bene: premi che aumentano ogni anno, costi sanitari crescenti, qualità che non migliora in modo proporzionato e cittadini sempre più lontani dalle decisioni che li riguardano. Perché dovremmo importare gli stessi problemi anche nelle cure dentarie?

La proposta in votazione prevede un contributo obbligatorio sui salari, a carico sia dei lavoratori sia dei datori di lavoro. Tradotto: meno soldi in busta paga a fine mese. E questo proprio mentre le famiglie ticinesi sono già confrontate con premi di cassa malati, affitti, assicurazioni, energia e rincari quotidiani. Anche per le imprese sarebbe un nuovo costo, con effetti negativi sulla competitività e sull’occupazione. Alla fine, come spesso accade, a pagare il conto sarebbe soprattutto il ceto medio.

Il punto più grave è che questa nuova assicurazione non garantirebbe nemmeno una copertura completa. Molte cure importanti e costose, come ortodonzia, impianti, corone e trattamenti complessi, resterebbero in gran parte escluse o comunque a carico del cittadino. Si pagherebbe quindi di più, senza ricevere una vera controprestazione proporzionata.

Il costo stimato dell’iniziativa è di circa 150 milioni di franchi all’anno. Una cifra enorme per stravolgere un sistema che funziona e sostituirlo con un apparato fatto di burocrazia, criteri di rimborso, formulari e procedure amministrative. Oggi dentista e paziente decidono insieme. Domani rischierebbe di decidere la burocrazia cosa è rimborsabile, quando e a quali condizioni.

La strada corretta è un’altra: continuare a puntare sulla prevenzione, sul servizio dentario scolastico e sugli aiuti mirati a chi si trova davvero in difficoltà economica. Non serve creare un sistema universale costoso, rigido e inefficiente per rispondere a problemi che possono essere affrontati meglio con strumenti puntuali.

Per questo bisogna dire no: no a una nuova tassa sul lavoro, no a meno potere d’acquisto, no a più burocrazia, no alla sicura esplosione dei costi.

Piero Marchesi, Consigliere nazionale UDC

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