
Essere contrari all’energia nucleare è ideologia?
Lo ritengono, all’unisono, Fabio Regazzi e Marco Chiesa (LaR 3.7.26).
Se è ideologia mettere in primo piano valori morali, etici, è vero. La volontà di indipendenza, così come l’attenzione ai pericoli ambientali, è una scelta morale prima che razionale.
Ma se è ideologia la nostra resistenza al nucleare, sono altrettanto «ideologici», e più estremisti, Regazzi e Chiesa. Il loro aggrapparsi a questa tecnologia, oggi, è fuori da ogni razionalità. Nessun investitore, nessuna impresa, vuole o può costruire una centrale nucleare senza farla pagare alla collettività.
Anche le energie rinnovabili sono sovvenzionate? Certo! Ma i danni sono calcolabili e le assicurazioni se ne assumono i rischi. Nessuna assicurazione è invece in grado di compensare i danni eventuali del nucleare.
La nostra ideologia antinucleare rifiuta il ricatto. Abbiamo visto che persino la «Grande» America si mette in ginocchio perché qualcuno chiude uno stretto di mare.
In Svizzera non c’è uranio.
Le energie rinnovabili invece sono nostre. È vero che in questo momento l’attrezzatura viene dall’estero (anche questo a causa della mania di delocalizzazione, un vizio che ci rende dipendenti dall’estero anche per altri beni importanti come farmaci che si potrebbero di nuovo produrre in Svizzera!) Ma se torniamo a ragionare con sobrietà e realismo, e facciamo il passo a misura di gamba elvetica, possiamo essere autonomi.
La mia è un’ideologia dell’indipendenza e sovranità. Rifiuto le ideologie irrazionali che sono semplice testardaggine e incapacità di accettare la realtà.
Melitta Jalkanen, Ruvigliana

