
In queste ultimi mesi si è letto molto degli ipotetici vincoli che il progetto potrebbe imporre in ambito edilizio. Sulla documentazione pubblicata sul sito del Parc Adula (PA) si legge: "La gestione di strade, edifici privati e pubblici nella zona periferica rimane di competenza dei Comuni … . PA non eserciterà alcun ruolo nel rilascio dei permessi di costruzione”. Quindi la competenza di imporre eventuali vincoli in zona periferia spetta all’esecutivo comunale che dovrà far rispettare il tanto temuto articolo 18 dell’OPar.
Quest’articolo non ha lo scopo di imbrigliarci in un “complotto ecologista”, ma piuttosto vuole rendere attenta la popolazione sul fatto che un progetto di questo tipo presuppone anche una maturazione “ecologica” del nostro modo di pensare e di agire. Ipotizzando che l’art. 18 dell’OPar fosse entrato in vigore a cavallo tra glia anni ‘60 e ‘70 alla nostra valle sarebbero stati risparmiati degli obbrobri edilizi che ancora oggi deturpano la natura dei nostri nuclei abitativi. Inoltre nei prossimi 10 anni il settore edilizio della zona periferica continuerà ad essere regolamentato dalla legge edilizia cantonale (LE) e dalla legge e ordinanza sulle abitazioni secondarie (OAsec), leggi che sono ben più concrete e restrittive di quanto auspicato dall’articolo sopra citato.
I contrari o gli scettici s’interrogano poi su quali saranno gli aiuti finanziari diretti al settore agricolo. Quest’approccio lascia un po’ perplessi e la dice lunga sul divario che separa la concezione di parco dei favorevoli da quella dei contrari. Siamo tutti coscienti della situazione difficile dei nostri contadini, ma non dimentichiamoci degli investimenti cantonali che ogni anno irrorano questo settore. Basti pensare che nel 2015 sia stato totalizzato un investimento netto di 6.3 milioni di franchi proprio nel settore fondiario agricolo (Messaggio N.7177, consuntivo 2015). Quest’affermazione non vuole essere una provocazione ma bensì uno spunto per interpretare questo progetto in modo diverso.
L’agricoltore non riceverà dei sovvenzionamenti diretti, ma potrà avvalersi di un marchio che darà maggiore visibilità ai suoi prodotti e aprirà nuove vie di mercato. Non sarà quindi servita la fatidica “pappa pronta”, ma bisognerà saper cogliere le opportunità che questo progetto potrà fornire. Questo carattere intraprendente dovrà manifestarsi in qualsiasi abitante che vorrà trarre un profitto dal parco, quale che sia la sua attività. PA non sarà il rimedio universale, ma sicuramente contribuirà a smuovere l’ormai imbarazzante condizione della nostra regione.
Infine è doveroso sfatare il mito che l’associazione PA sia una setta gestita da extraterrestri. L’assemblea dei delegati, l’organo superiore di quest’associazione, sarà composta da membri dei nostri comuni. Quindi, se crediamo nella democrazia, saranno le persone che abbiamo eletto che “interpreteranno la legge come gli farà più comodo” negli interessi della popolazione. Il parco potrà essere nostro solo se dimostreremo di avere un adeguato spirito intraprendente per cogliere quest’occasione UNICA e sarebbe quindi peccato buttare al vento un progetto già confezionato pronto all’utilizzo.
Enea Toschini, Gruppo di sostegno Sì al Parc Adula Valle di Blenio
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