Cerca e trova immobili
Ospiti
Emanuele Verda: I ticinesi devono cambiare mentalità
Redazione
15 anni fa

Siamo di fronte ad un passaggio d’epoca, originato dalla globalizzazione economica, culturale e sociale. Vi è la paura del declino sociale, sentiamo il nemico alle porte e c’è chi vuole rispondere al cambiamento erigendo muri e rifiutando l’estraneo. Questa non è la soluzione. Erigere muri significa riconoscere il limite di crescita sociale ed economico di una società e non credo che il Canton Ticino sia giunto al capolinea. Vi è talento da esprimere e potenzialità di sviluppo. In un mondo ora aperto e cosmopolita le risposte autarchiche e protezionistiche sono risposte vecchie a sfide nuove. Ma prima di trovare nuove risposte, dobbiamo riconoscere che la globalizzazione ha cambiato i paradigmi anche in casa nostra. L’incremento di nuove forme di lavoro (precario, a termine, su chiamata) e l’ampiezza dei settori toccati (anche il terziario avanzato) lo dimostrano. Lavoratori qualificati e laureati provenienti dall’Italia non solo accettano salari più bassi (ciò che può essere corretto con misure appropriate) ma accettano altre professioni, anche più modeste rispetto alle loro qualifiche, e qui non è più questione di misure, ma di mentalità.  Questi sono i concorrenti e qui oggi è posta l’asticella della sfida. Dobbiamo anche noi cambiare mentalità, iniziando ad ammettere che il tenore di vita di cui finora abbiamo goduto non lo si potrà più mantenere se non a fronte di più fatica, più preparazione, nuove scelte, sacrifici. Dobbiamo, ad esempio, spiegare ai nostri figli che anche l’infermiere (come l’artigiano) é un valido mestiere che, dopo alcuni anni d’esperienza e con capacità, può permettere di avviare con successo una propria impresa e prestare servizio ad una società che viepiù invecchia. Dobbiamo chiarire che non é più tempo di contare su garanzie acquisite, ma è tempo di provare a rischiare con sacrificio, anche laddove non si pensava di voler e poter guardare.Compreso che il cambio di paradigma esige un cambio di mentalità che - con umiltà e lungimiranza - dobbiamo fare nostro anche per le generazioni a venire, la politica ci deve mettere del suo. Potenziando l’offerta formativa professionale e accademica ticinese per assicurare personale ben formato (oggi mancano 1500/2000 giovani all’anno con elevata formazione), prevedendo un piano di incentivi a favore delle aziende per facilitare il primo impiego di personale locale che ha concluso una formazione e definendo un  programma di riqualifica sociale per indurre i giovani ticinesi a scegliere professioni aderenti alla domanda del mercato ticinese.E ancora sostenendo l’approccio bilaterale con l’UE per permettere l’accesso delle aziende ticinesi al mercato europeo rendendo effettiva la reciprocità (posti di lavoro), continuando con la libera circolazione delle persone con controlli efficaci del rispetto delle regole salariali svizzere, tolleranza zero e sanzioni contro gli abusi nel mercato del lavoro transfrontaliero nonché deposito di cauzioni finanziarie per sanzionare tali abusi.Questi sono obiettivi politici (del PLRT) e questo è ciò che il cittadino ticinese ha diritto di chiedere alla politica. Ma la politica può poco se oggi noi cittadini ticinesi non comprendiamo che il tempo è cambiato e con questo che la mentalità va mutata. Righe forse impopolari. Ma perché gli elettori, i giovani, dovrebbero credere nella politica, se i primi a far calcoli sono i (candidati) politici ? Cominciamo a raccontarla giusta, anche se risulta scomoda.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata