
È proprio vero che a volte i numeri raccontano più di mille parole.
Settimana scorsa il Giornale del Popolo ha pubblicato due approfondimenti che ben fotografano il dramma sociale che stanno vivendo molti ticinesi. Due fotografie che sono strettamente legate l'una all'altra e che non sono altro che le macerie prodotte dalla devastazione portata nel nostro mercato del lavoro dalla Libera circolazione delle persone.
Il primo dato riguarda l'occupazione: secondo uno studio dell'Ufficio federale di statistica nel primo trimestre del 2014 risultano 4'000 nuovi occupati (a tempo pieno o parziale) rispetto allo stesso periodo del 2013. Ma a crescere, nello stesso periodo, è stato anche il numero dei frontalieri. E indovinate di quanto? Esatto: proprio di 4'000 unità. Il che significa che i nuovi lavoratori attivi in Ticino sono tutti frontalieri.
Ormai quanto la Lega sostiene da anni è ora certificato senza appello anche dai numeri. In barba a chi parlava di razzismo e populismo. Certo è che un'economia e un mercato del lavoro che cresce producendo lavoro a basso costo per chi vive oltre frontiera, non può che produrre povertà, instabilità sociale e costi per lo Stato. E proprio su questo punto si innesta la seconda drammatica fotografia pubblica dal GdP, quelle sulle persone a beneficio dell'assistenza. Nei primi sei mesi del 2014 è stata superata per la prima volta la soglia degli 8'000 casi: per la precisione 8'258 che significa circa 190 domande al mese.
Se si prende la media degli ultimi cinque anni la crescita è spaventosa e si attesta al 40%. Questa esplosione dell'assistenza fa crescere le spese di questa voce del 10% ogni anno. È una situazione insostenibile da un profilo sociale ed economico. Ormai non bisogna più chiedersi "se" ma solo "quando" esploderà questa situazione. Una situazione che ci dice due cose: un sacco di vittime della Libera circolazione che sfuggono ai dati della disoccupazione sono raccolti in questo dramma da cui è ancora più difficile tirarsi fuori e ricominciare la vita. La seconda è che non è sostenibile che il 40% di questi 8'000 beneficiari dell'assistenza siano stranieri.
E non è questioni di razzismo ma solo di equilibri economici e sociali. È il sistema che non può reggere questo peso, oltre al fatto che non è equo verso chi paga le imposte e finanzia questo pilastro sociale, debba contribuire al sostentamento di un così grande numero di persone provenienti dall'estero. La crudezza di tutte queste cifre non può che confermarci che il tempo è già scaduto da un pezzo. Il popolo svizzero ha deciso la strada con la quale uscire da questa situazione, approvando l'iniziativa Contro l'immigrazione di massa.
Bisogna attuarla il prima possibile, altrimenti, per davvero, non ci resterà più niente da salvare. Altro che votare di nuovo…
Elisabetta Lara Gianella
LEGA DEI TICINESI
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