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Elio Del Biaggio - Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per lavorare
Redazione
12 anni fa

Abbiamo una popolazione che invecchia e che pone delle sfide, in particolare nel mondo del lavoro. E’ un tema di grande rilevanza e su questo dobbiamo chiamare a discutere i cittadini. Innegabile come esiste un problema di cui nessuno si occupa: molti i politici che ancora pensano – poiché il ciclo elettorale è di quattro anni - perché occuparsi di un fenomeno che si presenterà tra venti? Il problema scompare così da ogni agenda politica… Più che mai urgente e necessaria una politica che implementi sistemi di formazione e di riqualifiche professionali secondo bisogni ed esigenze del mercato, che valorizzi le competenze e incentivi davvero l’assunzione.

Sappiamo ormai che anche da noi c’è un’alta percentuale di disoccupazione giovanile e, purtroppo, anche per chi ha superato i 50 anni di età ci sono molte difficoltà nel trovare lavoro o riuscire ad affermarsi in un nuovo campo professionale. Nonostante tutti i vari tentativi legislativi e i buoni propositi politici, tanto i giovani quanto gli ultra 50enni sono le persone più discriminate in termini di impiego.

Guardiamo la situazione in Europa, dove oltre il 20% della popolazione ha più di 60 anni, a fronte di un dato che oscilla tra 5 e 12,4% in Africa del nord, Asia e America latina. Le prospettive fino al 2025 segnalano in ogni caso un invecchiamento progressivo in tutto il mondo. Davanti a cittadini sempre più anziani, le politiche dei singoli Stati non tengono in considerazione queste nuove necessità. E’ l’Unione Europea a fare il primo passo promuovendo interventi per ricordare alle nazioni che è giunta l’ora di pensare anche a chi vive nel limbo tra disoccupazione e pensione.Secondo le previsioni, si valuta che nei prossimi 30 anni il numero di lavoratori ultra cinquantenni aumenterà del 15%, mentre al di sotto calerà del 25%. Un dato allarmante che disegna un mercato del lavoro chiuso e senza ricambio, tra disoccupazione giovanile e lavoro ultra cinquantenne.

Tornando a guardare in casa nostra, in Svizzera, è delle scorse settimane la notizia che l’Unione svizzera degli imprenditori (USI) ed Economiesuisse intendono promuovere l’impiego di personale autoctono. Per questo, le due organizzazioni hanno lanciato a Berna il progetto “Futuro del mercato svizzero del lavoro”, che si prefigge di aumentare il tasso di attività degli ultracinquantenni, delle donne, dei giovani e delle persone disabili. Una misura presa dagli ambienti economici e padronali, per far fronte all’attuazione dell’Iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, approvata dal popolo svizzero lo scorso 9 febbraio 2014.

Parlando di disoccupazione, dalle statistiche risulta che per i giovani è in genere più facile uscirne. Un disoccupato, in Svizzera, rimane in media 28 settimane senza lavoro. Vi sono tuttavia sostanziali differenze a seconda della fascia di età: i giovani trovano lavoro più rapidamente rispetto agli ultra 50enni. Una persona tra i 15 e i 24 anni rimane disoccupata in media per 13 settimane. Tra i 50enni e oltre la permanenza media in disoccupazione è di 45 settimane, secondo i dati della Segreteria di Stato dell'economia (SECO). D'altra parte, però, la quota di persone senza impiego tra i giovani è più alta rispetto a quella degli ultra 50enni.

Insomma, se i giovani non trovano lavoro, anche i cinquantenni fanno fatica a reinserirsi nel mercato del lavoro. Spesso, si nota come chi ha una qualsiasi ditta e cerca personale ha le idee piuttosto confuse. Cercano personale giovane, diplomato e con esperienza. A parte il fatto che i primi due fattori escludono molto spesso il terzo, andando avanti di questo passo come possiamo pensare a nuovi inserimenti e reinserimenti lavorativi per giovani e meno giovani?

Di fronte ai rischi di un aumento della carenza di manodopera specializzata, va incentivata l’assunzione di ultra 50enni. Il reinserimento di questi lavoratori va appoggiato con un sostegno materiale, finora inesistente. Anche se la situazione per questa categoria d’età non può essere considerata drammatica: il 60% resta comunque senza lavoro per oltre un anno. Un periodo di tempo superiore alla media dei paesi OCSE. E’ quindi più che mai necessario presentare e sostenere atti parlamentari, tanto a livello federale quanto a livello cantonale, per agevolare la ricollocazione di queste persone.Esiste poi anche la falsa credenza che i giovani siano più flessibili, che imparino più in fretta ed abbiano più energie, ma bisogna considerare che gli ultra 50enni hanno esperienza, sono affidabili e più maturi. Cosa potrebbe esserci per loro? In molti Paesi europei esistono già da diversi anni agenzie e centri di impiego rivolti esclusivamente agli “over 50”. In Paesi come la Gran Bretagna e l'Olanda, a spese del Governo, vengono organizzati corsi professionali, incontri mirati e consulenze con collocatori per mettere in luce le proprie capacità e capire come impiegarle in un determinato lavoro. Perché anche da noi non adottiamo soluzioni del genere? Una scelta sicuramente vincente, per affrontare le sfide politiche, sociali ed economiche future e per dare visibilità a una categoria di invisibili.

Elio Del BiaggioIngegnere e consulente, Candidato PLR al Gran Consiglio

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