
Anche quest'anno sta avvicinandosi Natale e con esso la fine dell'anno che segna un nuovo inizio, fatto di speranze e di buone intenzioni, dove i migliori propositi e le promesse per il nuovo anno si sprecano. Inevitabilmente, però, una volta "girato" il calendario sembra che tutto sia ancora come prima. Desidero quindi anch'io scrivere a Babbo Natale, quale speranza per il futuro della società e della politica del Ticino.
Caro Babbo Natale,si respira la magica atmosfera natalizia e per questo ho pensato di scriverti. Tante le cose che vorrei chiederti, per i miei figli, per il mio Paese e per la società nella quale viviamo. Lo so, non ti sarà possibile esaudire tutti i desideri - che per molti rimangono dei sogni e delle vere e proprie utopie - ma i sogni e le utopie servono anche a farci sperare.Sarebbe bello che ci fosse nel mondo pace, serenità, responsabilità, onestà e una maggiore solidarietà. In giro, però, sembra non esserci altro che egoismo e rassegnazione. I problemi sociali, ambientali ed economici sembra che si aggravino sempre di più e non si riesce a intravedere una gran via di uscita da questo momento di crisi. Economisti e politici propongono sempre le stesse vecchie ricette, ormai trite e ritrite. Si ha l'impressione - se non la convinzione - che il peso della crisi siano sempre gli stessi a pagarlo: quelli più deboli che sono poi anche i meno colpevoli. Sono molte più di quello che si potrebbe pensare le persone che si trovano in difficoltà e che soffrono, che vorrebbero trovare un lavoro e avere un futuro, attraverso maggiori certezze e un po' più di tranquillità, ma non ce la fanno. Forse, però, ti sto chiedendo troppo e basterebbe molto meno. Il regalo più grande che potresti fare e che potremmo farci sarebbe quello di portare nelle nostre case e nella nostra società civile la voglia di impegnarsi e di lavorare per cambiare il nostro modo di pensare e di comportarci. Allora proviamo a sognare insieme un 2015 portatore di progetti nuovi, di vita sociale, di sorrisi e di nuove speranze. Una lettera, caro Babbo Natale, anche indirizzata al mondo dell'economia solidale e della finanza etica. Negli anni, abbiamo costruito modelli finanziari ed economici votati al profitto e al rendimento a discapito dei risparmiatori e dei lavoratori, pur essendo consapevoli che un'altra economia e un'altra finanza più pulite, sane ed etiche sono possibili. In giro c'è tanto menefreghismo, individualismo ed egoismo, spesso troppa ignoranza e disinformazione. In fondo, non si tratterebbe altro che ridefinire i valori attraverso una "rivoluzione" dolce, fatta di semplicità, di ragioni e di rispetto basata sulla scelta di abolire speculazioni finanziarie, valorizzare i lavoratori, ridurre la produzione e il consumo di tutte quelle merci che non soddisfano proprio nessun bisogno. Dalla crisi economica e dalla crisi dei valori di oggi si potrà uscire solo se la società del futuro saprà accogliere un sistema di valori basato sui rapporti tra persone, sul consumo responsabile e sul rifiuto del superfluo. I sogni sono come le speranze e consentono di tenere vivo il desiderio di impegnarsi e di andare avanti - anche rendendo popolare e accessibile la politica - indicando al nostro Cantone la via d'uscita da questo momento di crisi e di turbolenze, intervenendo con soluzioni adeguate per il presente e per dare un futuro ai giovani. Dobbiamo però fare una scelta, importante e decisiva, per costruire il Ticino del futuro, prima che sia troppo tardi.
A tutti, grandi e piccini, sereni giorni di festa.
Elio Del BiaggioIngegnere e consulente, Candidato PLR al Gran Consiglio
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