
E’ dei giorni scorsi la notizia che il Consiglio di Stato ha “congelato”, in attesa di ulteriori approfondimenti, il provvedimento elaborato dal DFE – il Dipartimento delle finanze e dell’economia - per promuovere e finanziare attraverso un investimento di 160 milioni di franchi da parte del Cantone, la banda larga, soprattutto nelle valli discoste.
Negli ultimi anni, non si contano ormai più le operazioni di mercato di fornitori che propongono collegamenti ad alta velocità. Stiamo parlando di reti di telecomunicazione e di fibra ottica. Una filosofia sposata anche da alcuni partiti politici, che nei loro programmi elettorali dichiarano di impegnarsi per l'ampliamento e la connettività a banda larga su tutto il territorio, sostenendo che la digitalizzazione e la connettività rappresentano un valore aggiunto per aziende, imprenditori e privati che desiderano essere connessi con il mondo intero, anche attraverso i vantaggi del telelavoro. Non dimentichiamo, però, che il telelavoro non rappresenta la panacea e la soluzione per chi il lavoro non ce l'ha...
La fibra ottica viene definita a “prova di futuro” perché, facendo viaggiare i dati alla velocità della luce, rende possibile l’accesso ai servizi Internet più avanzati. Non solo quelli che passano dal computer, ma anche tutte le possibili interazioni con altri strumenti e servizi. Infatti, grazie alla fibra ottica, Internet amplifica le sue potenzialità, diventando protagonista per lo sviluppo di nuove tecnologie e di applicazioni di ogni genere.
Ma torniamo al telelavoro: che cos’è? Innanzitutto, si tratta di una forma di lavoro a distanza, con cui il lavoratore presta la sua opera e i suoi servizi - completamente oppure anche solo parzialmente - al di fuori dei confini fisici e logistici del proprio luogo di lavoro, perlopiù a casa propria. Certo, il telelavoro si addice solo a particolari generi di attività - amministrative, tecniche, di servizi o di consulenza - e non tutte possono essere svolte a distanza. E’ da tempo che si parla di telelavoro, ma in realtà, benché sviluppatosi, ancora non appartiene alla nostra mentalità e al nostro modo di vivere e di lavorare. E pensare che grazie ad esso, traffico e spostamenti verrebbero notevolmente ridotti così come si potrebbe avere l’accessibilità al mondo del lavoro per persone altrimenti impossibilitate per limitazioni fisiche o anche per questioni pratiche, organizzative e famigliari.
Al di là del fatto che la crescita di Internet è inarrestabile e vertiginosa, molte delle opportunità che il futuro ci riserva sono collegate proprio alle applicazioni della Rete, grazie alle quali comunicheremo e ci scambieremo sempre più informazioni e dati, sempre più velocemente. Tante le opportunità che potrebbero quindi svilupparsi ed aprirsi con questi servizi.
Insomma, telelavoro, banda larga e fibre ottiche stanno conquistando un po’ tutti, attraverso indiscutibili vantaggi del lavorare a casa e nel disporre di collegamenti ad alta velocità su tutto il territorio.Benvenuto e positivo l’investimento in infrastrutture di comunicazione e di fibre ottiche: non vorremmo però che questi investimenti si rivelassero una “bolla di sapone”, positivi e vantaggiosi magari solo per chi si occupa della loro realizzazione… Quanto di cui abbiamo urgente bisogno sono premesse e regole affinché prima di parlare di telelavoro, si possano creare posti di lavoro a valore aggiunto, incentivando e sgravando fiscalmente le aziende che assumono manodopera locale, favorendo l’insediamento di imprese di qualità e vincolandole all’obbligo di assunzione di lavoratori residenti, orientare e formare i giovani verso quelle professioni che hanno un futuro e, non da ultimo, inutile affrettarsi ad abbuffarsi di posti di lavoro e di insediamenti, che altro non fanno che “ingolfare” il nostro mondo del lavoro, causandoci probabili effetti collaterali che sarebbero da considerare preventivamente. La bontà di connessioni a banda larga, di fibre ottiche, di telelavoro, rappresenta indiscutibilmente un investimento per il futuro per un vantaggio competitivo e lo sviluppo della nostra economia - dai centri alle valli, passando per le periferie - utile in alcun settori e per particolari utilizzi. L’investimento nell’infrastruttura non dovrebbe però essere competenza e responsabilità del settore privato, che ne trarrebbe indiscutibili opportunità commerciali con conseguente ritorno dell’investimento? Compito esclusivo dello Stato non sarebbe quello di offrire e garantire le condizioni quadro, legislative e fiscali, atte a favorirne ed accompagnarne l’implementazione e lo sviluppo? Un approccio diverso, rispetto a quanto prospettato e sul tavolo delle discussioni, che risulterebbe vantaggioso per entrambe le parti e che gioverebbe in ogni caso alla nostra economia, con conseguenti ricadute in termini finanziari e di posti di lavoro.
Elio Del Biaggio
Ingegnere e consulente, Candidato PLR al Gran Consiglio
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