
Interrogazione - Il Ticino si sta preparando al ritorno dell’orso? Gli orsi sono in grado di percorrere in breve tempo centinaia di chilometri. È quindi molto probabile che in futuro un orso giunga anche nelle vallate ticinesi. Il triste abbattimento di M13 in Val Poschiavo ha suscitato reazioni indignate da parte di centinaia di migliaia di persone in mezza Europa, oltre alla condanna delle principali organizzazioni ambientaliste. Addirittura la protesta potrebbe presto raggiungere il livello governativo considerate le richieste italiane di agire a livello di Convenzione delle Alpi. Internazionalmente la Svizzera, un tempo modello di politiche ambientali e di protezione della natura, ha fatto, nel migliore dei casi la figura del principiante impreparato. Non solo, il nostro paese sta diventando una specie di ‘buco nero’ nel ripopolamento delle Alpi da parte di questi magnifici animali. A tutti gli effetti ci candidiamo a diventare una vera e propria ‘barriera ecologica’, abbattendo gli orsi che si affacciano al nostro paese dai territori confinanti e impedendo così la loro dispersione naturale a livello panalpino. Eppure, anche in Svizzera, si sono fatte esperienze ben diverse. In Val Müstair, grigionese come la Val Poschiavo, l’orso è stato accettato dalla popolazione perché il terreno è stato preparato a lungo da associazioni ambientaliste, autorità, cittadini del posto. Sono stati coinvolti e informati i diversi attori presenti sul territorio: in primis la popolazione, gli agricoltori e le autorità. Questo progetto di gestione dell’orso (maggiori informazioni www.ursina.ch) dimostra che in Val Poschiavo la Confederazione e le autorità locali non hanno fatto il loro dovere, lasciando un vuoto di informazioni, e conoscenze e non assumendosi le proprie responsabilità politiche. È comprensibile che la popolazione, non debitamente sostenuta, abbia colmato questo vuoto con paure e diffidenza nei confronti del plantigrado. Fortunatamente il nostro cantone è ancora in tempo per prepararsi a un possibile arrivo dell’orso. E prepararci dobbiamo: l’evenienza del ritorno dell’orso in Ticino (dopo lo sterminio patito nell’800) è questione di quando, non di se. Sulla base di quanto riportato sopra, mi permetto di rivolgere al lodevole Cds le domande seguenti: -Il Canton Ticino si sta preparando a un possibile ritorno dell’orso onde evitare un ulteriore crudele abbattimento? In che modo sta applicando la Strategia Orso? -Cosa viene fatto concretamente per coinvolgere e informare le autorità locali e regionali nonché i rappresentanti cantonali dei singoli gruppi d’interesse, così come richiede la Strategia Orso? -La moltitudine di reazioni dimostrano l’importante ruolo che l’opinione pubblica gioca nell’accettazione dei grandi predatori. Cosa viene fatto per informare e sensibilizzare la popolazione ticinese su un possibile ritorno dell’orso? -Vengono promossi progetti di che possano facilitare la convivenza tra l’orso e le popolazioni locali, soprattutto nel settore agricolo e turistico come ad esempio la protezione delle greggi con cani pastore, diffusione dei contenitori di rifiuti a prova di orso e la recinzione elettrica degli apiari? -In particolare non si ritiene opportuno promuovere uno studio per analizzare i rifiuti di origine umana che potrebbero rappresentare un’attrazione per l’orso e per altri animali selvatici, per prevenire al massimo i conflitti? -Il cantone è cosciente dei vantaggi in termini turistici e di immagine di un’eventuale “Ticino amico degli orsi”? -Non ritiene che questo tipo di approccio al ritorno dei grandi predatori e dell’orso in particolare andrebbe proattivamente incoraggiato?
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