
Dopo oltre 20 anni a stretto contatto con l’amministrazione pubblica, mi è assai difficile capire le ragioni dei contrari alla revisione parziale della LORD e della Legge sugli stipendi (LStip). Essa vuol soltanto dare le basi giuridiche per gestire il pubblico impiego in modo chiaro, moderno ed efficace, valorizzando il personale motivato, intraprendente e impegnato anche attraverso degli aumenti salariali mirati. Si tratta in sostanza di un riconoscimento per i funzionari meritevoli oltre che di uno stimolo all’impegno e alla crescita professionale. Gli aumenti salariali non saranno più automatici come finora, ma dipenderanno dalla valutazione delle prestazioni individuali. Questo metodo è tra l’altro presente da tempo anche nel settore della costruzione con l’aumento salariale “al merito”. Contrariamente a quanto sostengono il PS e i sindacati, non è vero che tutti i collaboratori sono uguali. Ci sono i bravi, i meno bravi ed i minimalisti, esattamente come nel privato. La differenza sta nel fatto che il privato può prendere decisioni rapide quando non radicali, mentre nell’Amministrazione ciò è estremamente difficile. E credo di aver acquisito, sia nel pubblico sia nel privato, una certa esperienza e serenità di giudizio. Ho lavorato a stretto contatto con moltissimi funzionari statali. Sarei ingiusto se dicessi di non aver trovato professionalità e disponibilità, ma ho recepito qua e là la scarsa motivazione. E anche qui non voglio affatto generalizzare. Quello che manca, in alcuni servizi, è la motivazione, come detto, ma anche il piacere al lavoro o se preferite l’ambizione della mente aperta, componenti essenziali per buone prestazioni. Certo non è un obiettivo facile da raggiungere, ma senz’altro possibile, se lo si vuole. La revisione promossa dal Governo, che potrà essere progressivamente migliorata, va proprio in questa direzione. È anche una questione di coraggio che la politica promuove, per una volta. Inopportuna una bocciatura. Perciò è giusto che il datore di lavoro possa dimostrare gratificazioni tangibili in forma individuale a chi collabora maggiormente, a chi è disponibile e a chi è pronto ad assumersi certe responsabilità. Il sistema retributivo proposto è inoltre ben diverso da quello dei bonus utilizzato nell'economia privata. I “paletti” sono chiari e ben definiti. Il progetto introduce infatti anche importanti miglioramenti per il personale dello Stato quali, ad esempio, l’agevolazione alla formazione continua e al lavoro ridotto, la promozione della mobilità interna e l'introduzione di pari opportunità per i disabili. Essendo la riforma finanziariamente neutra, il Cantone non spenderà dunque di più ma in modo diverso, più intelligente. In Ticino, ultimamente sembra però che ogni progetto innovativo debba venir combattuto ad ogni costo, seguendo il principio per il quale sia meglio evitare cambiamenti e, specialmente, di essere messi alla prova. Uno spirito, questo, che non condivido e che non incoraggia i migliori, livellandoli improduttivamente agli altri, con conseguenze negative per l’utenza. Da qui il mio invito a voler accettare la revisione della “Legislazione sul pubblico impiego” in votazione cantonale il prossimo 28 novembre. Nel libro autobiografico di Tony Blair dal titolo “Un viaggio” (2010), lo statista inglese laburista e dunque di area di sinistra, dà una sua definizione dei “buoni” funzionari pubblici: «Essi sono normali ma poco convenzionali, con quella marcia in più che distingue quelli che lottano da quelli che se la cavano, quelli che prendono la vita come viene da quelli che la vogliono vivere come un’avventura (anche professionale)». Edo Bobbià, Direttore SSIC Sezione Ticino
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