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E' giunto il momento di riprendere in mano il nostro destino
Redazione
17 anni fa
Gabriele Gendotti

Onorevole sindaco, autorità cantonali e comunali, care concittadine, cari concittadini, il Primo d’agosto è da sempre, per me, per la mia famiglia, per le persone con cui sono cresciuto qui in valle, e credo anche per tutti voi, un momento festoso e di grandi emozioni. Anche oggi, anche come presidente del Consiglio di Stato, vivo il Primo d’agosto – con la sua coreografia di falò, fuochi d’artificio, magliette e cappellini portati con fierezza, lampioncini e bandiere esposte da finestre e balconi – anzitutto come una bellissima festa. E continuo a sentire emozioni e qualche brivido nella schiena, e li sentiremo anche questa sera, quando ascolto la melodia del salmo svizzero o quando vedo sventolare la nostra bella bandiera, pensando che essa rappresenta e raggruppa un popolo che – al di là delle differenze di lingua, cultura, religione e in parte anche di mentalità – non ha mai voluto essere governato né da re né da principi, né da papi né da vescovi, né tanto meno da tiranni o despoti. A tal punto che ancora oggi riconosciamo nel popolo e nelle sue forme di espressione democratica, assolutamente uniche in tutta Europa, l’unico vero Sovrano di questo Paese. Ed è questa la nostra più grande forza. La determinazione del popolo svizzero nel perseguire e mantenere la propria libertà e indipendenza da ogni tentativo di assoggettamento alla volontà di potentati stranieri, costruendo una rete di alleanze tra Cantoni per conseguire proprio questo obiettivo, è sempre stato un aspetto fondamentale della nostra storia. La ritroviamo subito, fin dal giuramento di mutuo soccorso pronunciato sul praticello del Grütli da Uri, Svitto e Untervaldo, con la costituzione del Patto federale del 1. agosto del 1291. E la ritroviamo in quegli eventi che, tra leggenda e storia, ci parlano anche di un balestriere che non volle rendere omaggio a un cappello fissato su un’asta nella piazza di Altdorf. Ma questa determinazione all’indipendenza e alla libertà la ritroviamo, oltre che nella mitologia che avvolge gli albori della Patria, in tutte le vicende storiche che, passo dopo passo, hanno portato alla formazione della Svizzera che conosciamo oggi. È un cammino secolare che vide subito i tre Cantoni originari sbaragliare nel 1315 gli Asburgo a Morgarten, mentre la cosiddetta Confederazione degli otto Cantoni (dopo l’adesione di Lucerna, Zurigo, Glarona, Zugo e Berna) riuscì ancora ad avere la meglio sulle forze austriache del Duca Leopoldo III, nella battaglia di Sempach del 1386. Anche se queste e altre vittorie consegnarono all’esercito confederato e ai suoi temibili mercenari un notevole prestigio militare in tutta Europa, almeno fino al 1515, cioè fino alla rovinosa sconfitta di Marignano inflitta dall’armata di Francesco I di Francia, sarebbe riduttivo – e qui assai frettoloso – condensare la storia svizzera in una serie più o meno fortunata di confronti bellici. Anche perché, quantomeno, dovremmo pur fare cenno a fatti geograficamente a noi più vicini, per dire delle vicende che segnarono i destini del Ticino, dalle battaglie per liberarsi dalle mire conquistatrici dei Duchi di Milano, come quella celebre dei “Sassi grossi” di Giornico, al lungo periodo della dominazione svizzera, con la divisione del Cantone in otto baliaggi, senza tralasciare il più tardo Atto di mediazione di Napoleone Bonaparte e l’entrata del Ticino nella Confederazione nel 1803, i moti liberali del primo Ottocento e la Costituzione del 1830 ad opera di Stefano Franscini. Mi fermo qui, ma come vedete i fatti sono tali e tanti che il tempo di un discorso non ci basterebbe. In fin dei conti il giorno della Festa nazionale potrebbe essere l’occasione per rispolverare qualche libro di storia svizzera, magari prevedendo una visita in biblioteca o un acquisto in libreria, oppure consultando alcune voci, anche on-line, del Dizionario storico della Svizzera. Un’occasione da non perdere, visto che certe storie, forse perché si avverte l’imbarazzo di una retorica patriottica ritenuta

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