Simona Genini
È anche una lotta di idee
Redazione
4 giorni fa
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.

Lottare contro la ricchezza non equivale a combattere la povertà. È un principio semplice, ribadito nel corso dei decenni da voci autorevoli nella tradizione democratica e anche nella sinistra internazionale. Eppure, in Svizzera, questo messaggio continua a faticare – soprattutto fra i promotori dell’iniziativa della Gioventù socialista e nei loro alleati, nelle forze «adulte» del fronte progressista svizzero e ticinese.

Gli effetti potenzialmente dannosi della proposta sono noti: un’uscita di molti grandi contribuenti, svizzeri e stranieri, e con essa la necessità di colpire proprio quelle fasce di popolazione che si afferma di voler proteggere, attraverso tagli e aumenti d’imposta. Ma il punto fondamentale non è solo la meccanica fiscale dell’iniziativa. Il problema sta nell’idea che la sostiene.

L’impressione è che la proposta in votazione cerchi fondamentalmente di rafforzare l’identità politica interna di una parte, oggi apparentemente maggioritaria, di una sinistra dove il riformismo sembra essere stato accantonato. E, con esso, il pragmatismo e la disponibilità al compromesso. Sullo sfondo, un’impostazione culturale che conosciamo bene: la ricchezza come colpa, il successo come sospetto, il benessere come sottrazione.

Eloquenti, in questo senso, sono i manifesti apparsi nelle aree urbane della Svizzera tedesca: uno stivale «dei padroni» che schiaccia il Pianeta, con l’invito a «fargliela pagare» il 30 novembre. Una retorica che esaspera le divisioni e alimenta la logica del nemico, proprio da parte di chi denuncia continuamente la polarizzazione del dibattito pubblico.

Ancora una volta viene proposta alla popolazione – che già più volte ha espresso un altro orientamento – l’idea che la ricchezza personale sia un problema sociale in sé, che chi possiede molto lo abbia necessariamente sottratto ad altri. È una rappresentazione caricaturale della nostra società. La Svizzera, pur con le sue complessità, dispone di meccanismi redistributivi che funzionano: lo dimostrano la fiscalità, l’AVS e tante storie personali – incluse quelle di chi, partendo da condizioni modeste, ha costruito con impegno un percorso di successo.

A questa tradizione si affianca un altro valore tipicamente svizzero: l’uso responsabile della ricchezza, incarnato anche da numerose fondazioni e progetti filantropici. Ad esempio, la generosità della Fondazione Hans Wilsdorf, riconducibile al gruppo Rolex, dovrebbe ricordare a molti quanto il contributo filantropico possa incidere positivamente sulla collettività.  Un atteggiamento socialmente attento da parte di chi dispone di molti mezzi è, non bisogna mai dimenticarlo, una delle chiavi di volta per il difendere il consenso attorno al modello economico liberale che ha fatto la prosperità della Svizzera.

Il voto del 30 novembre potrà anche confermare i sondaggi e respingere con decisione l’iniziativa sulla tassa di successione. È auspicabile. Ma non basterà a chiudere la questione. Le idee che stanno dietro a questa proposta non scompaiono con un voto, tornano ciclicamente e quindi torneranno ancora.

Per questo è fondamentale contrastarle con chiarezza. Non solo nel merito tecnico, ma nella visione di società che portano con sé. Una società aperta, fondata sul lavoro, sul merito e sulla responsabilità non può permettere che il populismo sociale diventi una categoria politica.

Alle persone di cultura liberale il compito – paziente e determinato – di continuare a spiegare perché questa visione è sbagliata. Nelle idee, nei fatti, nelle politiche concrete ma anche negli esempi personali.

Simona Genini, deputata PLR

I tag di questo articolo