
Mercoledì 23 giugno scorso in Gran Consiglio si è dibattuto a lungo, e non poteva essere che così, sulla revisione parziale della Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti e della Legge sui loro stipendi (LStip). Uno dei punti più delicati di tutta la discussione è stato quello dell’introduzione del salario al merito che, da sempre, trova fautori e contrari proprio perché c’è il grosso rischio della soggettività da parte di chi ti deve valutare. Per correttezza, considerato che fra tutti i media accreditati a Palazzo, solo il Corriere del Ticino ha indicato qual è stata la mia posizione in merito, la riassumo brevemente. Personalmente sono contrario al salario al merito (meritocrazia) non perché una persona che s’impegna più di un’altra non deve essere gratificata, semplicemente perché essendo chi ti valuta una persona e non una macchina, il suo valutare è per forza di cose soggettivo e quindi non parziale. Il salario al merito è stato tolto in grosse aziende private dopo anni di “insuccessi” e addirittura effetti contrari, ragione per cui non vedo come possa essere introdotto in un’Amministrazione cantonale, fortemente politicizzata come quella ticinese, dove la fanno da padroni “gli amici degli amici”. Per favore non siamo ipocriti. E così si finirà per premiare inevitabilmente gli “amici politici”, chi non obbietta, chi non contesta mai, chi va a caccia o a cena assieme al superiore, chi tace di certe situazioni in ufficio, chi magari si candida per lo stesso partito di chi ti valuta in un Consiglio Comunale, chi, chi, chi … Ecco questa è stata la mia posizione dalla tribuna del Gran Consiglio, ripeto, unicamente riportata dal Corriere del Ticino mentre gli atri non hanno fatto cenno di nulla. Ma ormai li conosciamo quelli che vorrebbero fare la morale agli altri e che alla fine si dimostrano chiaramente di parte e un po’ patetici. Per completezza d’informazione sul complesso del Messaggio mi sono astenuto in quanto questa revisione parziale della LORD contiene sì delle buone innovazioni ma anche alcune situazioni che non condivido ed una di queste è proprio il salario al merito che anche presso le FFS si dimostra un fallimento e dove dalla sua introduzione è un continuo cambiare moduli e sistemi di valuta- zione. Se si vuole migliorare l’efficienza dell’Amministrazione cantonale si cominci a nominare il personale secondo i requisiti richiesti e non secondo l’etichetta partitica “storica”. Vi dice nulla la frase: “… ma l’è vün di noss …” A me sì. Donatello Poggi, deputato in Gran consiglio
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