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Donatello Poggi - L'assistenza del gratta e vinci, ma non solo
Redazione
14 anni fa

Sarà sicuramente capitato anche a voi di vedere gente in assistenza, cioè in un teorico “stato di bisogno”, giocare più volte al mese decine e decine di franchi in “gratta e vinci” (chi paga?) per tentare la fortuna. E non parlo di soli stranieri; parlo di svizzeri e stranieri. Non ho capito: tu sei in assistenza, cioè ricevi i soldi dallo Stato (dai contribuenti) perché dovresti essere in uno stato di bisogno e poi ti giochi magari 400 o 500 franchi in un mese di “gratta e vinci” per forse vincerne 100? Scandaloso e inaccettabile! Non fosse altro per rispetto di chi è in assistenza sul serio e non avrebbe voluto esserci e di chi versa i propri soldi per mantenere questa prestazione; non il Cantone o il Comune, ma noi contribuenti! Non parliamo poi di quelli in assistenza da anni (?) che continuano tranquillamente a spacciare alla luce del sole e nei soliti luoghi. Come lo chiamiamo questo fenomeno: spaccio “assistito”? Almeno il 30% di quelli che sono in assistenza (magari come il caso di giovani di 20/25 anni che conosco) lo sono perché hanno la fortuna di vivere in un Cantone di “gonzi”, dove non si effettuano in pratica controlli e dove tutti se ne fregano e giocano al classico scaricabarile (prove ce ne sono quante ne volete …). Sarebbe tempo e ora di darsi una regolata, signori degli Uffici competenti con il sedere ben posizionato sulla comoda poltrona! Sono stato sei anni in Municipio a Biasca e, purtroppo, so com’è il (mal)andazzo in questo campo e in altri: tu segnali agli Uffici cantonali competenti determinate “situazioni sospette” ma nel 90% dei casi non succede assolutamente nulla; se non la solita frase di rito: “Sono in corso degli accertamenti e le verifiche necessarie …” Ho già sentito questa litania un’infinità di volte, ma di risultati concreti ne ho visti ben pochi. Manca la volontà di andare fino in fondo? Paura di esporsi? Siamo ormai un Cantone “fuori controllo”, guidato da un Governo in cui tutti vanno d’amore e d’accordo (?), per cui non mi stupisco più di nulla. Vorrei fare però una sola domanda a chi “fa finta di non vedere” in quel di Bellinzona: fin quando i cosiddetti “gonzi” (gli onesti) di questo sempre più Cantone alla deriva, accetteranno supinamente di mantenere i cosiddetti “furbi” (disonesti) che sembrerebbero quasi godere di maggiore rispetto? Questa è una questione di giustizia o d’ingiustizia sociale. Tutti zitti? E qui si potrebbe parlare anche di AI, disoccupazione, assegni integrativi e di prima infanzia (intesi da qualcuno come “salario”), “finte ragazze madri”, ecc. Qui gli abusi continuano, checché ne dicano quelli di Bellinzona, e alla fine a farne le spese sono e saranno proprio coloro che ne hanno e che ne avranno veramente bisogno in futuro. Poi qualcuno ha ancora il coraggio politico di lamentarsi perché mancano i soldi nel settore sociale? Stroncare gli abusi come hanno fatto in altri Cantoni (a Zurigo sono finiti addirittura sotto inchiesta anche dei medici “consenzienti”) non è il caso? Meglio il quieto vivere … e avanti con le clientele. Si continuano a sfornare Leggi, parecchie inutili, ma poi non si fanno le dovute verifiche e i controlli d’applicazione che andrebbero fatti, per cui il tutto diventa un esercizio inutile. A che pro? Fumo negli occhi molto probabilmente. Troppo facile usare il pugno di ferro e le sanzioni pesanti solo con gli automobilisti, troppo facile signori! Sono nato in una famiglia di scalpellini, lo era mio padre e lo era mio nonno il quale aveva una cava tra Bodio e Giornico e non sono quindi nato nell’agiatezza; ciò non mi impedisce di scrivere che quando “si spende con i soldi degli altri”, in questo caso dei contribuenti, ci vuole molto più rispetto e oculatezza. Faccio parte anch’io, come molti altri in questo Cantone ormai alla deriva, della categoria dei cosiddetti “gonzi”, ma attenzi

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