
In un Ticino ridotto all’osso, dove il “decidere di non decidere” è diventata ormai la parola d’ordine della maggioranza dei “nostri” politicanti di turno, occorre indignarsi sì, ma anche reagire!
I ticinesi, in primis, devono riprendere in mano le redini di questo Cantone inesorabilmente alla deriva. Ricordo che il nostro debito pubblico pro capite nel 2014 è risultato essere di 5.550 CHF, mentre nel 2007 era di 3.930 CHF; fate voi due conti! Non parliamo poi di disoccupazione e di assistenza sociale (nel dicembre 2014 entrambe in aumento!) perché allora non basterebbero quattro pagine di giornale.
Diciamo basta al clientelismo che, da sempre, vige nella pubblica amministrazione (da riformare e da smagrire!) e dunque stop alle assunzioni di raccomandati in cambio di voti allargati o di favori personali; qui destra e sinistra vanno a braccetto!
In politica deve ritornare con prepotenza l’etica e non gli affarismi da parte della solita Casta che, in pratica, ha portato allo sfascio questo Cantone.
In Ticino ci sono troppi avvocati, troppi frontalieri e pochi posti di lavoro per i ticinesi e residenti. Se veramente crediamo ancora in questo Cantone è giunto il tempo di riflettere seriamente e reagire contro l’operato di quelli che, per troppo tempo, ci hanno detto: “È la Legge e non si può fare nulla.” Balle, le Leggi sono fatte per essere modificate con il mutare della situazione!
Cosa ci stanno a fare allora i politici se poi servono soltanto dei mediocri amministratori?
Meno falso buonismo e più responsabilità personale daranno quella vera giustizia sociale che molti cittadini, giustamente, pretendono.
Non ne possiamo più delle solite parentele (destra e sinistra vanno a braccetto) che prendono in mano le leve di comando del nostro Ticino soprattutto per i loro tornaconti politici e privati.
Non si può continuare così! C’è bisogno di una svolta decisa se vogliamo assicurare un futuro dignitoso e di speranza ai nostri figli e una quiescenza decente ai nostri anziani.
I cosiddetti “responsabili” sono quelli che, da anni, continuano a proporci rendiconti dello Stato sempre più disastrosi e che, di fatto, hanno fallito!
Chi non c’era non può essere chiamato in causa, quando torna comodo, “perché siamo tutti sulla stessa barca.” Troppo facile.
In questo Cantone occorre mettere mano subito a cinque situazioni parecchio preoccupanti: il lavoro per i ticinesi e i residenti (è dal 2008 che lo diciamo e non da l’altro ieri come pare sia di moda), la spesa pubblica che sta diventando sempre più una palla al piede, una socialità giusta e responsabilizzante (non “la fabbrica del sociale”), il territorio sempre più saccheggiato e un’amministrazione pubblica che non è efficiente come dovrebbe e che è parecchio popolata e altrettanto costosa (paga il contribuente); poi si può guardare al resto, prima no.
E non siamo in pochi a pensarla così.
Donatello Poggi
Fronte degli Indignati
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