
Stiamo ai fatti: secondo una perizia il danno (termine gentile) provocato dal cartello dell’asfalto negli anni 1999/2004 e provato dalla ComCo, risultava essere tra i 18,8 e i 44,5 milioni di franchi. Come purtroppo abbiamo potuto leggere tutti, il Cantone e la città di Lugano si sono accordati, dicono loro, “onde ristabilire la fiducia”(?), per un indennizzo (non un risarcimento) di 4,9 milioni per evitare il fallimento della maggior parte delle ditte, con la conseguente perdita di posti di lavoro. Chissà perché ma ho l’impressione che non per tutti si sia usato e si usi lo stesso metro! Sappiamo inoltre che nei Consigli di amministrazione di queste ditte spesso figuravano politici di alto rango e, se vogliamo dirla proprio tutta, la maggior parte di essi riconducibili al fu partito di maggioranza relativa. Vero Lele Gendotti? Vero Laura Sadis? Come mai di questi tempi siete muti come pesci su questo argomento? Per favore. Come cittadino contribuente di un Cantone che sempre più assomiglia alla vicina penisola, non sono per nulla soddisfatto di questo “accordo” che alla fine è stato raggiunto, dicono, anche per “voltare pagina e guardare avanti.” Ancora? Ma quante volte ultimamente abbiamo dovuto sorbirci questa frase che puzza d’ipocrisia lontano un chilometro? E intanto gli asfaltatori sicuramente se la rideranno e, viste le cifre, non può essere che altrimenti. Per essere più esplicito riprendo una frase dell’editoriale di Gianmaria Pusterla, sul GdP di oggi, che cita una felice battuta dell’ex Consigliere di Stato, Benito Bernasconi, per rendere meglio l’idea: “Bisogna essere caduti dal “cadregone” da piccoli per …” Chi ha orecchie per intendere intenda! Donatello Poggi
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