
Quando in questo sempre più “Cantone ombra” si parla e si scrive di “ceto medio”, bisognerebbe innanzitutto spiegare a chi ascolta o chi legge cosa effettivamente s’intenda per “ceto medio” e a che fascia salariale ci si riferisce altrimenti si parla del nulla, il che in alcuni casi può fare anche comodo ma non è propriamente corretto. Mi spiego meglio: un salario lordo di 65mila franchi annui rientra nella fascia del “ceto medio”? Per taluni sì, poi però ci sono quelli che percepiscono un salario lordo di 120mila franchi annui e che si dicono pure loro del “ceto medio”; sempre più penalizzato, ecc. ecc. Mettiamoci d’accordo signori perché in questo caso, concreto, pur facendo parte entrambi (?) del cosiddetto “ceto medio” la differenza economica delle due situazioni è notevole e quindi il discorso cade. Poi bisognerebbe vedere se il salario serve a una persona sola (in molti casi è così) o a una famiglia, se ci sono figli o non ci sono. Parlare di “ceto medio” senza dare cifre, riferimenti e indicazioni concrete non serve a nulla, se non a creare confusione e disinforma- zione. Ma forse è quello che qualcuno vuole … A tal proposito vorrei citare alcuni passaggi di uno studio molto interessante e specifico sul “ceto medio” svizzero, studio elaborato per Avenir Suisse nel 2010 dagli economisti (con dottorato) Patrick Schellenbauer e Daniel Muller-Jentsch. Innanzitutto in questo studio, come premessa, si cita testualmente: “Un’analisi del centro della società svizzera presenta difficoltà metodologiche anche perché il concetto stesso di “ceto medio” è estremamente impreciso ... Inoltre, esso presenta differenti caratteristiche sociali, politiche ed economiche e, dunque, differenti caratteristiche da analizzare.” Già questa premessa è tutto un programma, ma è in fondo la realtà che di seguito è molto ben spiegata in cifre ad esempio nel capitolo 2, dove ancora si cita: “Con la definizione di ceto medio basata sul 70-150% della mediana, la fascia di reddito lordo per un’economia domestica formata da due persone è compresa tra 69.500 e 148.900 fr. all’anno.” Non penso necessitano ulteriori commenti, poiché la forbice evidenziata nelle cifre sopra esposte la dice lunga sull’elasticità del concetto di “ceto medio”. Poi, ovviamente, bisognerebbe analizzare la situazione ticinese. Se avete fatto bene attenzione, su questo tema le cifre escono molto ma molto raramente e sicuramente c’è un perché. C’è qualcuno, ancora una volta, che non ce la racconta giusta; qualcuno che vorrebbe farsi passare “come uno di voi” (tipico slogan elettorale di un certo effetto) ma che ha una situazione economica nettamente migliore di noi, quelli diciamo del ceto medio/basso. Se il “ceto medio”, come si scrive ancora nello studio citato, corrisponde, per una persona sola, a 50.000 fr. lordi all’anno ma anche a 100.000 fr. (minimo e massimo), c’è evidentemente “molto spazio di manovra” in quanto la situazione economica nei due casi è ben diversa, eccome! Sia chiaro che non ho assolutamente nulla contro chi, legittimamen- te e onestamente si guadagna 100.000 fr. all’anno; è solo questione di mettere in evidenza situazioni economiche ben diverse. Ripeto: quali sono le fasce salariali riconducibili al cosiddetto “ceto medio” in questo sempre più disordinato Cantone? Trovo anche davvero molto strano il silenzio della sinistra ticinese in tal senso; ma forse questa situazione fa comodo anche a parecchi di loro, quindi meglio non sollevare polvere … Lo si dica e lo si scriva una volta per tutte, almeno sappiamo di cosa si sta effettivamente parlando. Ricordo ancora di aver fatto una domanda precisa in tal senso in Parlamento nel 1998 - gli sgravi fiscali allora erano molto di attualità in sala - ma nessuno mi seppe dare una risposta precisa. Oggi siamo alle solite: si parla e si scrive di “ceto medio”, ma mai una cifra di riferimento preci
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