
Concedere i diritti politici agli stranieri domiciliati nel proprio Comune è un sicuro segno di buon senso, di solidarietà e di educazione civica, per una comunità lungimirante, capace di superare cupidigia e pregiudizi per favorire lo sviluppo di sinergie comuni atte a potenziare il futuro benessere della vita su un dato territorio. Coinvolgere tutta la popolazione residente alla gestione della cosa pubblica vuol dire innescare un processo di sviluppo del senso civico in tutta la comunità, ma soprattutto indica la volontà di mette equilibrio nello spirito di appartenenza e di riconoscimento sociale dei giovani, che imparano a sentire l’integrazione come un naturale progetto di emancipazione e di cooperazione civile. Questo grande segno di civiltà e di democrazia ci viene dato in Bregaglia, primo Comune del Grigionitaliano, che concede i diritti politici agli stranieri domiciliati. Non c’è mezzo migliore per responsabilizzare persone attive al bene comune che coinvolgerle nella soluzione diretta dei problemi di una comunità; con la partecipazione; per potenziare il cammino verso un futuro, che si vorrebbe per tutti migliore. I cittadini non hanno nulla da perdere concedendo agli stranieri il diritto di voto, mentre la comunità ha tutto da guadagnare. Una simile possibilità non esiste in Ticino, la cui Costituzione cantonale a tutt’oggi non prevede la concessione del diritto di voto in materia locale ai domiciliati di nazionalità straniera. In alcuni Comuni del Canton Ticino, la presenza di stranieri supera il cinquanta per cento della popolazione residente, ma il diritto di voto lo esercita di fatto solo circa il trenta per cento dei cittadini iscritti in catalogo elettorale. A titolo di esempio citiamo un Comune che su quattromila abitanti ha iscritti in catalogo elettorale solo milleottocento persone, di cui solo circa ottocento si recano regolarmente alle urne per rieleggere a vita il sindaco e i municipali circoscrivendo i giochi di potere su piccoli gruppi di privilegiati, radicati in quella comunità da qualche tempo. L’oligarchia soverchia la democrazia e non si può certo parlare di senso civico e di rispetto delle regole comuni, visto che i diritti se li arrogano pochi, mentre le tasse li pagano tutti! Una tale situazione di fatto determina il malcostume del galoppinaggio, delle relazioni clientelari, del nepotismo, mentre il gioco di potere gira su poche famiglie arroccate su poltrone da destra a sinistra. Qualcosa però si muove anche in Ticino, dobbiamo salutare con un benvenuto il dibattito politico che prossimamente ci sarà in Granconsiglio per discutere la mozione presentata dalla sinistra, sulla concessione del voto agli stranieri. Non sarà il pedante nozionismo enciclopedico dei corsi per naturalizzandi a formare la coscienza civica dei futuri cittadini, come non dovrebbe essere l’arbitrio delle interrogazioni di Consiglieri comunali senza qualifiche a stabilire chi è o non è idoneo ad ottenere la cittadinanza svizzera. Quando le leggi di un Paese delegano ai cittadini precise funzioni dello Stato, come il diritto di voto, la cittadinanza, l’ordine pubblico, ecc. gli arbitri, le prevaricazioni, gli abusi, le invidie, le gelosie e i pregiudizi sono tanti e giocano un brutto ruolo nell’esercizio del potere, affossando ogni senso di equità e di giustizia, calpestando la democrazia e inquinando le funzioni della magistratura e della polizia, perché quelle leggi cautelano privilegi, perciò sono indegne di uno stato di diritto. Dominic Savio Mannamplackal e Gaetano Tozzo, per il comitato del Movimento Ticinomultietnico
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