
Le dichiarazioni di Lorenzo Quadri sulla SSR sono sconcertanti e dimostrano una scarsa comprensione o una comoda rimozione del modello svizzero. Il mandato della SSR, sancito dalla Costituzione e dalla Legge sulla radiotelevisione, garantisce un servizio pubblico in tutte e quattro le lingue nazionali. Metterlo in discussione significa indebolire la coesione del Paese e colpire direttamente il Ticino.
Il sistema di perequazione non è un privilegio, ma una scelta politica consapevole: permette alle regioni linguistiche minoritarie, come la nostra, di disporre di un’informazione indipendente e di qualità. La RSI, oltre a questo ruolo essenziale, è anche un motore economico regionale che genera centinaia di milioni di franchi di valore aggiunto.
Contrapporre oggi gli impieghi della SSR alle perdite occupazionali del settore bancario di dieci anni fa non è solo un argomento debole, è irresponsabile. Se errori politici sono stati commessi, perseverare non è una virtù. Difendere la SSR significa difendere il Ticino e l’idea stessa di Svizzera.
Joy Cometta, Municipale Arogno

