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Diego De Bernardi - Bolle di Magadino protette dagli anni settanta e nuovo collegamento A2/A13 !
Redazione
5 anni fa

Già negli anni cinquanta il valore delle Bolle di Magadino era riconosciuto ed apprezzato. In quel periodo il Cantone acquistò l’aeroporto realizzato negli anni trenta con il contributo dei Comuni della Regione proprio nell’ottica di una convivenza tra attività di volo e Bolle.

Il progressivo espandersi delle infrastrutture turistiche di Tenero verso sud, bloccato dalla foce della Verzasca e la mancanza di piani regolatori suggerì al Consiglio di Stato, negli anni settanta, di istituire l’Ordinanza cantonale di protezione delle Bolle. Questa fu strutturata in una zona di protezione e due zone di rispetto. La zona più esterna, denominata zona C, ospitava già allora i campeggi per 5’000 ospiti, il Centro sportivo nazionale di Tenero e l’aeroporto cantonale. In quel momento storico era la miglior scelta che si poteva fare. In sintesi nella zona Bolle allargata c’erano tre patrimoni di indubbia importanza pubblica: le Bolle, le infrastrutture turistiche e l’aeroporto cantonale.

In seguito sul limite nord delle Bolle fu realizzata la prima tratta della A2/A13 da Tenero fino all’aeroporto, si istituirono i primi Piani Regolatori comunali ed il primo Piano direttore cantonale. A quel punto gli strumenti di gestione territoriale assicuravano la protezione delle Bolle. Restava la presenza del Silos Ferrari alla foce del fiume Ticino, presenza che il Cantone nel primo decennio degli anni duemila risolse a favore delle Bolle imponendo al Gruppo Ferrari il completo risanamento.

Nel frattempo al nord delle Alpi, e più precisamente nel Canton Svitto, la necessità di ingrandire la piazza d’armi di Rothenturm portò ad una dura reazione degli ambientalisti che, per difendere una delle paludi più grandi della Svizzera, portò il tema fino ad una votazione popolare che sancì la necessità di proteggere tutte le zone palustri svizzere. Il Dipartimento federale dell’ambiente parti a tappeto con il monitoraggio di tutte le situazioni che in un modo o in un altro potevano essere considerate paludi. Curiosamente, solo per il piano di Magadino e grazie ai pochi chilometri quadrati della zona naturale delle Bolle, la Confederazione interpretò in modo largheggiante il concetto di palude ed inserì tutti gli argini del fiume Ticino da Sementina alla Bolle, argini dove le paludi sono totalmente inesistenti. L’unica motivazione che potrebbe sorreggere questa imbarazzante impostazione della Confederazione è il fatto di inglobare in un unico perimetro diverse paludi dai Boschetti di Sementina-Gudo fino alla foce del Ticino.

La conseguenza di questo agire non solo ha penalizzato l’agricoltura del piano di Magadino fortemente voluta dalle generazioni che ci hanno preceduto, ma ora è l’ostacolo principale che, sembrerebbe, mette in discussione la realizzazione del collegamento del Locarnese con la rete autostradale nazionale. Non è giunta l’ora di riordinare in questi strumenti di protezione settoriali e dare finalmente il ruolo di coordinazione alla pianificazione del territorio. Così voleva il Consiglio di Stato degli anni novanta quando iniziò il progetto di pianificazione comprensoriale del piano di Magadino e così vuole ora il Locarnese e la popolazione. Per sbloccare la A2/A13 credo sia necessario che la politica regionale e cantonale torni ad occuparsi del progetto. Con la mia esperienza sono pronto a dare il mio contributo.

Diego De Bernardi, imprenditore e candidato PPD al Municipio di Gordola

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