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Diego Alfiedi: la CASI deve avere un posto nell’Osservatorio sulla prostituzione
Redazione
16 anni fa

Egregio Avvocato Guido Santini, ci permettiamo di scriverle rivolgendoci a lei quale presidente dell’Osservatorio permanente sulla prostituzione. E’ da qualche tempo che leggiamo, vediamo e ascoltiamo sui media cantonali dichiarazioni di alti funzionari dello Stato che parlano di noi senza averci mai interpellati. Il direttore del suo Dipartimento – ne citiamo uno per riassumerli tutti - si è addirittura permesso di affermare durante una trasmissione televisiva che noi avremmo interesse a lavorare con personale clandestino. Siam certi che non le sfugge che atteggiamenti di questo tipo non aiutano a creare quel clima disteso e costruttivo indispensabile a trovare soluzioni applicabili a un problema concreto. Come lei ben sa, egregio avvocato, è dal 2006 che tramite la CASI (Club associati della svizzera italiana) ci adoperiamo in tutti i modi per trovare una via percorribile utile a trovare soluzioni concrete e praticabili per una regolamentazione della nostra attività. Negli scorsi anni il gruppo Teseu diceva e ripeteva a tutti noi che per evitare le continue e ripetute retate da parte loro dovevamo regolarizzare le donne che operano nei nostri locali. Cosa che abbiamo fatto al meglio delle nostre possibilità, anche proponendo delle soluzioni percorribili utili a raggiungere lo scopo come, ad esempio, dimostrare alla signora Sadis che il sistema di tassazione così com’era rappresentava un ostacolo concreto alla regolamentazione. Oggi il principio che “prostituta” non è sinonimo di “ladra” è ben chiaro e il fisco, dallo scorso anno, tassa le prostitute come qualsiasi altro lavoratore indipendente. Questa modifica - da noi proposta - ha permesso di incrementare notevolmente il numero di donne iscritte al registro della prostituzione che oggi, stando a recenti dichiarazioni della polizia, conta quasi 800 unità. Dicevamo che il gruppo Teseu chiedeva a tutti noi d’incrementare il numero di donne iscritte. Cosa che abbiamo fatto. Oggi però i comuni utilizzano le notifiche all’albo della polizia (spesso su indicazione spontanea della polizia medesima) per cercare di farci chiudere i locali. Riassumendo: ieri arrivava la Teseu perché le donne erano irregolari. Oggi arriva la Teseu perché nei Piani Regolatori dei comuni non sono contemplate le zone a luci rosse. Se lei subisse un trattamento analogo da parte dello Stato cosa penserebbe? E cosa pensa del fatto che, tre settimane or sono, una prostituta da noi invitata a presentarsi presso la Teseu per regolarizzare la propria posizione si sia vista rifiutare l’iscrizione all’albo perché come domicilio ha indicato uno dei nostri locali? Secondo la Teseu per essere iscrivibili adesso bisogna lavorare in appartamento … per poi leggere il giorno dopo nella Regione che ci sono inquilini che traslocano perché disturbati dal costante andirivieni dei clienti che comperano prestazioni sessuali presso prostitute che lavorano nell’appartamento accanto. Dobbiamo dedurre che si vogliano indirizzare le persone negli appartamenti, rischiando poi di non sapere dove si trovano, in quanto spesso non notificate neppure quali turiste? Tutto questo è privo di logica. Queste sono solo alcune delle incongruenze con le quali i nostri interlocutori statali ci obbligano a convivere. Resta il fatto che è imperativo trovare soluzioni che permettano di controllare meglio anche la criminalità indotta che il fenomeno genera, così come si è fatto con i casinò e con tutte quelle attività che possono generare problemi di ordine pubblico. Questo non è solo nei vostri interessi ma anche nei nostri. Nell’Osservatorio da lei diretto sono rappresentati i punti di vista di tutti gli attori coinvolti, tranne il nostro. Ci permetta di pensare avvocato, che ben difficilmente troverete delle soluzioni percorribili considerando le necessità dei comuni, della polizia, della magistratura e via discorrendo, facendo astrazione del punto di vista di

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