
Nel 1992 si parlava di grandi opere a Lugano, nella fattispecie, di un aggiramento sotterraneo del lungolago che da Paradiso avrebbe condotto il traffico veicolare in galleria, sino a Cassarate o financo sino a Gandria.
L’idea era dell’architetto Botta, che seppur già allora indubbiamente geniale, all’inizio degli anni ’90 non godeva ancora di quell’appoggio e approvazione incondizionata che ormai i Ticinesi, e non solo, gli tributano oggi.
L’architetto Botta fu allora invitato dalla commissione edilizia ad illustrare la sua idea di massima. Grosso blocco di carta su treppiede, come usava allora prima delle moderne modalità informatiche di esposizione delle idee, Botta iniziò a disegnare a matita grassa e a carboncino, con il suo inconfondibile stile, una struttura rettangolare da ancorarsi alle attuali rive a muro verticale (che in passato sostituirono le rive degradanti). Praticamente una galleria subacquea a 2 corsie di scorrimento, che al piano superiore avrebbe ospitato un autosilo diffuso con diverse uscite in diversi punti della galleria e quindi della città, e al di sopra un sedime verde, fruibile dalla popolazione e dai turisti.
Ripeto, si tratta di più di 30 anni orsono, ma l’accoglienza dei membri dell’allora commissione edilizia fu caratterizzata da un misto di scetticismo, dileggio e scarsa considerazione; e questo, particolarmente da parte di quei membri di commissione che erano sì degli architetti, ma ai quali il destino non ha certo riservato carriere altrettanto prestigiose.
Una manifestazione di ristrettezza di spirito, mista ad invidia e risentimento, della quale serberò sempre ricordo, e che mi diede la dimensione di un certo modo di pensare e fare politica. Il progetto fu tacciato ovviamente di essere fantasioso ed impossibile da punto di vista esecutivo. Per inciso, limitandoci a città svizzere confrontabili alla nostra, nel frattempo basterebbe studiare le opere sotto il pelo dell’acqua realizzate a Neuchâtel, senza scomodare le gallerie sotterranee autostradali di Marsiglia, o di Bastia in Corsica.
Niente, Botta non fu preso neanche in considerazione ed anzi fu quasi dileggiato, e con lui l’idea di una galleria che sarebbe stata essenziale per il piano viario di Lugano. Il lungolago è stato ora chiuso le domeniche estive, limitato nella sua velocità di percorrenza a 30 km/h, escluso nella sua percorribilità come porta d’entrata e/o uscita dal centro, insomma tutti correttivi che non risolvono il problema, e che non valorizzano neanche in modo significativo uno degli elementi sicuri del patrimonio turistico luganese. Anzi, d’estate mettiamo dei bei semafori provvisori per l’attraversamento pedonale, montati su dei contrappesi.
Della stessa epoca sono poi i primi voli pindarici sulla valorizzazione del Campo Marzio come “polo” (termine che va tanto di moda), di non si sa bene quali attività congressuali. Tutti progetti che in ogni caso erano subordinati alla scadenza dei diritti di superficie su quei sedimi, concessi ad un ben preciso soggetto economico della Lugano che fu.
Sentiamo riparlare di grandi opere solo quando si tratta di spendere cifre faraoniche per la realizzazione non di uno stadio di cui la Città aveva sicuramente bisogno, ma di un “polo sportivo e degli eventi”, i cui contenuti finanziari sono stati purtroppo più di una volta esposti come totalmente fantasiosi e surreali. E giova a questo proposito ricordare che, in votazione, più di 4 cittadini su 10 hanno detto di no a quest’opera che condizionerà imposte e moltiplicatore per gli anni a venire, senza addentrarci nei meandri della scomparsa di uno dei suoi principali partner finanziari.
Marco Antonio Timbal, Candidato al Consiglio Comunale di Lugano per Costituzione Radicale

