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Manuele Bertoli
Di ricchi e di casse malati, alcune precisazioni
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
un anno fa
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Il signor Poma sostiene che la mia risposta alla sua domanda, proposta con l’articolo “Il mito dei ricchi che pagano per tutti”, non sia completa, perché non avrei indicato, come da lui richiesto, una quota massima di imposte proponibile per i benestanti.

Accetto la critica, perché effettivamente un limite numerico per chi è molto abbiente non l’ho indicato (ci tornerò dopo), ma al contempo la rigetto, perché con il mio esempio, tutt’altro che simbolico, ho mostrato un fenomeno ben più preoccupante, quello della scarsa progressività degli oneri a carico delle varie fasce di popolazione, a causa dei premi di cassa malati pagati per testa e non proporzionali al reddito di chi li paga.

Mi auguro che il signor Poma mi consenta di avere priorità diverse dalle sue, preoccupazioni rivolte più alle tantissime persone normali per le quali il premio di cassa malati è un reale peso, piuttosto che alle poche persone abbienti o molto abbienti che questo peso non ce l’hanno e non l’avranno mai.

E’ proprio su questo punto che interviene l’iniziativa 10%, la quale, applicando nei fatti il principio costituzionale dell’imposizione secondo la capacità economica (art. 127 cpv. 2 Costituzione federale), ingloba nell’applicazione di questo principio anche i premi di cassa malati, che nella realtà sono un’imposta sulla salute e che oggi, in maniera incomprensibile, hanno lo stesso prezzo per tutti, come i biglietti del bus o il pane.

Il mio interlocutore si chiede anche chi pagherà il costo dell’iniziativa, che egli giudica improponibile. Ma la domanda è mal posta. Perché? Perché l’iniziativa in realtà non ha alcun costo. Non c’è un franco in più per nuove prestazioni da pagare, ma c’è la fattura complessiva dei premi di cassa malati ticinesi, che rimane esattamente la stessa, da distribuire diversamente, in maniera più equa, tra i cittadini delle varie fasce di reddito. Ammettendo che la cifra in ballo sia davvero di 300 milioni all’anno, cosa di cui dubito, questo importo sarà messo a carico dei contribuenti in maniera proporzionale, ma al contempo esso sarà loro restituito in maniera sociale tramite i sussidi Ripam supplementari. Il risultato finanziario è a somma zero, ma il risultato sociale, quello che conta, è un costo a saldo più corretto per una buona parte della popolazione, quella che oggi paga più del 10% del proprio reddito disponibile per la cassa malati e fatica a farlo.

Qui le mucche da mungere, che sarebbero i benestanti, non c’entrano, semmai, se proprio si vuol fare un esempio “agreste”, bisognerebbe dire che l’iniziativa, opportunamente, rimette in discussione l’idea del tutto iniqua secondo la quale, nella nostra strana fattoria, tutte le mucche, sia quelle molto grosse, sia quelle piccole e male in arnese, devono dare sempre e comunque la stessa quantità di latte.

Sorprendente risulta l’affermazione del signor Poma (ma non è l’unico) secondo la quale il Gran Consiglio non accetterà mai di rivedere il carico fiscale qualora l’iniziativa venisse approvata. A parte il fatto che, se così fosse, si dimostrerebbe un ben povero Parlamento, di pessimi perdenti, sono convinto che il Legislativo farà certamente fatica a rivedere la fiscalità, ma so anche per esperienza diretta che le due altre alternative, lasciar correre il debito o tagliare pesantemente sulle spese, non sono affatto più semplici. La prima, non far nulla, esporrebbe i deputati alla critica di non saper affrontare la situazione, di parlare, parlare e parlare senza agire, la seconda, che implica delle modifiche di legge e quindi dei possibili referendum, aprirebbe un nuovo confronto politico sui tagli, che la popolazione è meno incline ad accettare di quanto alcuni pensano.

Ritorno infine al tema che più interessa al mio interlocutore, la sorte delle persone benestanti. La storia della loro fuga per ragioni fiscali l’ho sentita per anni e anni, ma i dati l’hanno sempre smentita, perché tra partenze e arrivi il nostro Cantone è sempre rimasto attrattivo per chi hi ha buone disponibilità finanziarie, soprattutto per i tanti che vengono dall’estero, dove la pressione fiscale è comunque ben maggiore. Se si vuole mitigare questo rischio teorico, bisogna mettere un freno alla concorrenza fiscale intercantonale, non brandirla come arma quando fa comodo, ma suppongo che questa non sia l’ottica del signor Poma. Anche il tema della fissazione di un’aliquota massima di tassazione è un falso problema, nel senso che il grado di pressione fiscale non è un parametro a sé stante, ma dipende dalle spese che la collettività decide di assumersi: io, per esempio, spenderei molto meno per l’esercito, e questo potrebbe avere un effetto sulla necessità di risorse fiscali, ma naturalmente le priorità non le definisco io, ma lo facciamo tutti assieme attraverso i rappresentanti politici che eleggiamo e attraverso le votazioni popolari su questo o quell’oggetto.

Concludo dando al signor Poma il resto del calcolo che non ho messo nel mio precedente articolo prendendo le proposte di finanziamento dei sostenitori dell’iniziativa: la coppia da un milione di reddito imponibile che oggi paga fr. 390'500.- di imposte domani ne pagherebbe fr. 405'000.-, fr. 14'500.- in più, e il suo carico complessivo, compresi gli oneri della cassa malati, passerebbero dal 40.6% al 42%; di converso, per l’altra coppia, quella da fr. 65'000.- di reddito, l’onere complessivo scenderebbe dal 32.1% al 18.5%. Personalmente non ho dubbi sulla bontà di questo trasferimento di costi da sopportare.

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