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Stefano Araújo
Di intelligence e neutralità: perché votare SÌ il 27 settembre
Red. Online
un mese fa
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Recentemente ho assistito a un interessante dibattito sul tema della votazione del 27 settembre sulla neutralità, tenutosi a Ginevra al quale hanno partecipato alcune personalità a favore e contro l’iniziativa, tra cui Jean-Philippe Gaudin, già direttore dei Servizi d’Informazione della Confederazione. 

La sua prima affermazione degna di nota è che la neutralità svizzera ha finora permesso di comunicare con tutti i servizi d'informazione esteri, sia di paesi liberaldemocratici sia di paesi considerati autoritari, senza troppe distinzioni. Perdere l'accesso privilegiato a informazioni provenienti da campi diversi si tradurrebbe quindi in una perdita di sicurezza, poiché molte informazioni utili al nostro Paese non sarebbero più accessibili. Il problema principale in questo caso, è che un NO all’iniziativa per la neutralità, darebbe un segnale negativo alla comunità internazionale, perché il voto sarebbe interpretato dagli altri paesi come una rimessa in discussione della stessa. Già oggi alcuni paesi non ci considerano neutrali perché abbiamo seguito le sanzioni UE contro la Russia e preso le parti in favore dell’Ucraina. Un NO all’iniziativa potrebbe aggravare la situazione. I servizi di intelligence esteri sarebbero più restii a condividere informazioni importanti con le nostre autorità. Se ritenuti non più neutrali dalla comunità internazionale, la Svizzera non sarebbe più nemmeno utile in situazioni delicate come lo scambio di prigionieri o il ruolo di ponte tra i servizi di Paesi in conflitto.

La seconda affermazione degna di interesse è emersa durante la discussione sulle sanzioni contro la Russia. Il divisionario si è espresso in modo molto critico, sostenendo che non servono a nulla, e che i servizi d'intelligence sapevano da tempo che la Russia si stava preparando ad affrontare un isolamento da parte occidentale e le relative sanzioni.

Infine, riguardo alla NATO, il divisionario pur giustificando lo scambio di informazioni e le esercitazioni congiunte, ha rimarcato quanto sia importante restarne fuori, aggiungendo anche un aneddoto personale: «Ho seguito delle formazioni militari della NATO, ne ho viste di cose; molto meglio starne lontani, e preferisco non parlarne». Effettivamente, l’iniziativa per la Neutralità ci permette di porre un freno alla possibile adesione della Svizzera alla NATO, data l’impossibilità di aderire ad alleanze militari.

Per concludere, non immaginavo di trovarmi d'accordo, da comunista critico delle autorità militari, con un divisionario. Ritengo tuttavia molto importante quanto detto da lui, che si può riassumere così: se la percezione nella comunità internazionale è che non siamo più neutrali realmente, rischiamo di perderci in modo significativo in termini di sicurezza e di protezione. Un motivo in più, dunque, per votare SÌ all'Iniziativa per la Neutralità questo 27 settembre!

Stefano Araújo, membro del Partito Comunista. 

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