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Denise Maranesi: 1 due 100 officine: “La storia siamo noi”
Redazione
15 anni fa

Tra i film più belli che ho visto durante il Festival del film di Locarno, un posto di rilievo  è occupato da 1 due 100 officine. Il film ripercorre brevemente il periodo che va dal 7 marzo 2008 fino ad oggi.Cosa accadde? Nel marzo 2008 la direzione delle Ferrovie Federali Svizzere annuncia di voler privatizzare la manutenzione dei vagoni merce e dislocare quella delle locomotive, 430 operai decidono di scioperare per ben 30 giorni. È una lotta continua, serrata, tra chi vuole fare gli interessi del mondo economico e chi vuol continuare a lavorare con la stessa voglia e serenità di prima, con la garanzia di avere ancora un posto di lavoro. Risultato? Ancor oggi non abbiamo ancora nessuna certezza.Dei protagonisti eccellenti, che mostrano il duro lavoro avvenuto prima e dopo la tavola rotonda, organizzata per “sistemare le cose”. Tra questi non posso non citare i due personaggi che più mi hanno colpito: Gianni Frizzo, operaio delle Officine di Bellinzona e Matteo Pronzini, sindacalista. Entrambi cercano di risolvere una questione non facile, di tenere unito un gruppo di 430 operai, tutti con idee diverse, ma con la volontà di vedere le Officine rifiorire e potere guardare al futuro con la certezza che i posti di lavoro verranno mantenuti. Anche se non si termina da un po’ di tempo con le cifre nere.Sembra tutto facile, eppure il gruppo sembra crollare. Operai con idee diverse, chi vuole terminare le sciopero e chi vuol farsi promotore del rilancio delle Officine, dicendo che inutile sopprime posti di lavoro se effettivamente il lavoro c’è, anzi aumenta sempre di più: bisogna semplicemente organizzarlo meglio, affinché aumenti ancor più la produttività. Il sindacato pone le basi, discute con ambo le parti e fa che la lotta, per quanto abbia toni accesi, rimanga pacifica e non mieta vittime.Una lotta tra padrone e operaio che ha fatto la storia del Ticino. E parlo storia perché uno sciopero di 30 giorni ha prodotto tantissimi risultati e la gente si è fatta sentire, è stata solidale e si è unita alla protesta di questi lavoratori. Vedere un immenso  corteo di gente lungo le vie di Bellinzona, non capita tutti i giorni.I temi emersi sono tantissimi, ma non si più non citare la lotta sindacale affinché tutti i lavoratori abbiamo dei contratti collettivi. L’unica pecca: non si è parlato del futuro delle officine con Alptransit, e nessuno ne ha minimamente accennato. Consiglio questo film-documentario a chi ha voglia di vedere un Ticino dove gli operai lottano per il posto di lavoro, dove la solidarietà e l’unità tra lavoratori non è un’utopia e dove si vede veramente l’operato dei sindacati. Perdersi un film-documentario del genere è veramente un peccato.

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