
Gentile dottoressa, l’anno scorso in una conferenza stampa a proposito delle case del parto lei aveva affermato: “…non mi capita così di rado di doverci andare a prendere un bambino con delle complicazioni”. Eppure nessuno dei 47 bambini nati nell’unica casa della nascita esistente in Ticino, e nemmeno dei 49 nati a domicilio con le stesse levatrici, ha mai dovuto essere trasferito in ospedale o in clinica.
Recentemente è poi tornata sull’argomento nell’articolo “Nascere con naturalezza” apparso su una prestigiosa rivista ticinese destinata alle donne, in cui la richiesta di parti non medicalizzati è presentata come una moda che secondo lei non terrebbe conto dei rischi e delle “conseguenze molto gravi” in caso di complicazioni. Rischia così di suscitare paure infondate nei futuri genitori intenzionati a scegliere un parto a domicilio o in una casa della nascita (modalità di parto riconosciute e rimborsate secondo LAMAL) e che ovviamente hanno a cuore la sicurezza per il nascituro. Da chi esercita la sua professione ci si aspetterebbe l’opposto. È utile sapere che lo studio svizzero più importante sull’argomento è proprio quello di un suo collega, Bernard Borel, all’epoca primario di pediatria dell’ospedale Le Chablais, che in ca. 2000 casi ha confrontato gli esiti dei parti nelle case-nascita della Svizzera romanda, con quelli di donne a basso rischio che avevano scelto il parto fisiologico in ospedale. Ebbene, nelle case-nascita la % di neonati trasferiti in neonatologia, era ben quattro volte inferiore a quella dei nati in ospedale.
Nello stesso articolo, senza citare le fonti, si accenna a un aumento della mortalità e morbilità neonatale soprattutto nelle strutture non medicalizzate, persino nei paesi scandinavi… È vero che oggi (ovunque sia) per molte donne risulta più difficile partorire bambino e placenta unicamente con i propri ormoni; forse proprio perché da decenni si interferisce massicciamente nel loro sistema endocrino con l’uso ormai diffuso di sostanze sintetiche durante il parto. È però rassicurante per i futuri genitori apprendere dai dati statistici europei che dove tutte le gravidanze e i parti non a rischio (dentro e fuori dagli ospedali) sono accompagnati solo da levatrici, come ad esempio in Svezia, il tasso di mortalità neonatale è fra i più bassi al mondo (inferiore anche a quello svizzero). Ma non solo. Dalle evidenze scientifiche prodotte recentemente dalla Cochrane Librery e dal NICE, due fra le fonti più autorevoli al mondo, risulta che nei casi non a rischio, per la sicurezza dei neonati non c’è differenza fra ospedale e case della nascita (o domicilio).
Lei sostiene anche che la maternità della clinica in cui lavora ha la “supremazia rispetto agli enti pubblici” e che “per qualità e competenza non ha concorrenti in Ticino”. Riconosco le sue qualità, ma dicendo questo lei suscita una sfiducia infondata nei genitori ticinesi che in maggioranza scelgono comunque le maternità pubbliche (EOC). Forse proprio perché sanno che il tasso di parti cesarei (28%) è inferiore a quello della sua clinica (40%) e che la certificazione UNICEF “Ospedale amico del bambino” garantisce loro un’elevata qualità delle cure dopo il parto.
Comunque concordo con le sue conclusioni: la necessità di creare nelle nostre maternità pubbliche e private le condizioni che facilitano il parto mediante “spazi più intimi e domestici” e “case della nascita non medicalizzate” adiacenti agli ospedali e alle cliniche. È proprio quanto chiede al Cantone l’Associazione Nascere Bene Ticino. La sostiene anche lei?
NB: la versione integrale della lettera e i link alle fonti citate si trovano sul sito www.nascerebene.ch.
Delta Geiler Caroli, presidente Associazione Nascere Bene Ticino
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