
Abbiamo appreso dai media che l’UDC, per voce del proprio capogruppo, intende portare in Gran Consiglio entro novembre l’iniziativa per la decimazione dei dipendenti cantonali, puntando al voto popolare a fine febbraio. Ora, al netto dei tempi di trattazione della proposta, va premesso che il Sindacato VPOD sarà in ogni caso deciso a smontarne le bufale e a denunciarne le ripercussioni.
Ciò detto, di fronte alla sorte di centinaia di lavoratori e a quella dei servizi pubblici, la demagogia e la fretta che da mesi accompagnano la proposta impongono sin d’ora di ricondurre il dibattito ai fatti. Per cominciare, ammesso e non concesso che l’UDC intenda davvero ricercare la verità, anziché affrettarsi avrebbe potuto leggere gli studi che esso stesso cita maldestramente a sostegno dell’iniziativa.
Così facendo, avrebbe scoperto che secondo l’IDHEAP il 33% superiore concerne soltanto la maggior spesa per abitante della funzione «amministrazione generale», voce che corrisponde unicamente al 9% della spesa complessiva del Cantone. Estendere la percentuale all’intera amministrazione, pertanto, rappresenta una falsità e almeno una dimostrazione di pressapochismo sulle spalle della cittadinanza.
Sempre in relazione aIl’IDHEAP, avrebbe compreso che lo studio ha aumentato artificialmente del 13% la spesa ticinese per riflettere il divario rispetto al resto della Svizzera: anche in questo caso, il dato viene dunque proverbialmente utilizzato come un lampione non per farsi illuminare, ma per farsi ‘‘sostenere’’. Inoltre, avrebbe constatato che la crescita degli effettivi non appare «fuori controllo»: le recenti assunzioni derivano principalmente da nuovi compiti federali, stabilizzazioni di impieghi esistenti, obblighi di legge (ad esempio in ambito scolastico), posti finanziati da terzi o adeguamenti necessari.
Sorprendentemente, avrebbe altresì realizzato che in base allo studio BAK il fabbisogno non dipende tanto dal numero di residenti, bensì da altre variabili strutturali (composizione demografica, contesto sanitario, quadro salariale cantonale, ecc.): considerando questi fattori, la differenza nei confronti di Cantoni comparabili – che non si traduce beninteso in un esubero – si attesta infatti a circa l’1%.
Nel contempo, avrebbe riconosciuto che la scuola e l’OSC non saranno in realtà affatto risparmiate dall’iniziativa. Il testo sottrae al tetto dell’1.3% soltanto i docenti «in senso stretto» e il personale di cura OSC, facendo rientrare nella riduzione numerose figure di sostegno socioeducativo e amministrativo.
Avrebbe in definitiva dovuto ammettere che il fallace, rigido e arbitrario automatismo proposto sarebbe in netta contraddizione con i crescenti bisogni della popolazione e carichi di lavoro del personale.
Epperò, non sorprende che tutto ciò non sia avvenuto: la decimazione è infatti un cavallo di Troia demagogico della destra economica volto a smantellare, aziendalizzare e privatizzare i servizi pubblici. Anche di fronte a un’accelerazione dell’iter parlamentare, il Sindacato VPOD sarà in prima linea contro un’iniziativa strumentale e pericolosa, che confidiamo venga già contrastata in sede commissionale.
Edoardo Cappelletti, co-segretario del Sindacato VPOD Ticino.

