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Fabio Rezzonico
Dazi USA, dignità svizzera e verità che emergono: il caso Karin Keller-Sutter
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
15 giorni fa
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Negli scorsi mesi, anche la Svizzera è stata colpita dai dazi imposti dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Una decisione arbitraria, sproporzionata e politicamente discutibile, che ha coinvolto anche il nostro Paese senza reali giustificazioni economiche. All’epoca, la Presidente della Confederazione, Karin Keller-Sutter, aveva tentato la via del dialogo istituzionale e della negoziazione. Un tentativo serio, fondato sul rispetto reciproco tra Stati sovrani, che però non ha prodotto l’effetto sperato: Trump non solo non ha ridotto i dazi, ma li ha addirittura aumentati, arrivando a deridere pubblicamente la Presidente svizzera, definendola una “maestrina”. Da quel momento si è scatenata una valanga di critiche nei confronti di Karin Keller-Sutter e del PLR. Partiti politici e associazioni economiche l’hanno accusata di incapacità negoziale e di aver messo in difficoltà la Svizzera. Un processo sommario ingiusto, affrettato e profondamente miope. Ieri, nel suo discorso a Davos, Donald Trump ha aggiunto nuovi elementi che impongono una riflessione onesta. Ha ammesso di non sapere nemmeno con chi stesse parlando, ha definito Keller-Sutter “severa e insistente”, l’ha ritenuta “tosta” e ha attribuito ai suoi collaboratori debolezza. Secondo la sua stessa ricostruzione, avrebbe deciso di aumentare i dazi proprio per questo. In seguito – ha raccontato Trump – altri emissari svizzeri tornarono a Washington, adottarono un atteggiamento più accomodante, adulatorio, e ottennero una riduzione dei dazi. Nel frattempo, la presidenza della Confederazione era passata a Guy Parmelin (UDC), che si è preso pubblicamente i meriti del risultato. Oggi però siamo tutti consapevoli di una verità fondamentale: trattare con Donald Trump non è un esercizio di diplomazia ordinaria, ma un’impresa titanica. E soprattutto, non è una trattativa tra pari: è un rapporto di forza in cui chi si piega, adula e rinuncia a far valere le proprie ragioni può forse ottenere concessioni tattiche, ma al prezzo della propria dignità istituzionale. Alla luce del discorso di ieri a Davos – nel quale Trump ha confermato un atteggiamento arrogante, intimidatorio e irrispettoso verso le istituzioni democratiche e l’autonomia degli Stati – appare oggi evidente che Karin Keller-Sutter ha fatto esattamente ciò che una Presidente della Confederazione deve fare: ha tenuto la testa alta, ha difeso il valore delle istituzioni svizzere, ha rappresentato il Paese con fermezza, rispetto e senso dello Stato. Non si è prestata al gioco dell’adulazione. Non ha rinunciato alla dignità del suo ruolo. Non ha accettato di piegare la Svizzera a una logica di sudditanza personale. E questo, oggi più che mai, va riconosciuto. In un contesto internazionale in cui la democrazia, la libertà e il rispetto tra Stati sovrani vengono messi in discussione da atteggiamenti autoritari e populisti, la posizione assunta da Karin Keller-Sutter rappresenta un esempio di coerenza istituzionale e di responsabilità politica. La storia, anche se recentissima, le ha dato ragione. Per questo, come PLR, è doveroso prendere posizione e ristabilire la verità dei fatti. È doveroso difendere il ruolo della nostra Consigliera federale e allora Presidente della Confederazione. Ed è doveroso riconoscere che la Svizzera non è più forte quando si prostra, ma quando si presenta al mondo con dignità, autonomia e rispetto di sé. Grazie, signora Consigliera federale Karin Keller-Sutter, per aver mantenuto alto il valore istituzionale del nostro Paese, con fermezza, dignità e grande senso di responsabilità

Fabio Rezzonico, vicepresidente PLR Lugano

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