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Danni degli ungulati: Agrifutura replica a Tullio Righinetti
Redazione
17 anni fa
Giovanni Berardi

Concedendo il nostro appoggio all’Iniziativa parlamentare "Risarcire correttamente i danni degli ungulati" spazzata via dal parlamento lunedì pomeriggio, non avremmo mai immaginato di ottenere tanta attenzione da parte del Gran Consiglio. Fra i numerosi deputati che hanno bocciato l’iniziativa, non è andato tanto per il sottile Tullio Righinetti che ha affermato “I signori di Agrifutura vogliono solo più soldi. Non si può risolvere il contenzioso a suon di biglietti da mille” (come riportato dagli organi di informazione). Un’affermazione ingrata e irrispettosa nei confronti del settore agricolo e che fa comprendere come la proposta contenuta nell’iniziativa parlamentare non sia stata assolutamente compresa, né approfondita dai deputati. Un risarcimento non è un contributo, ma va a coprire un danno reale. E, che lo si voglia o no, a sancire il principio di un corretto e adeguato risarcimento dei danni causati dagli ungulati non sono né Agrifutura né gli agricoltori, ma addirittura la Legge federeale sulla caccia e sulla protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici, dove si parla di risarcimento “angemessen”, cioè adeguato e commisurato al danno. L’iniziativa parlamentare mirava a correggere una vera e propria stortura giuridica. L’infelice traduzione dal tedesco del termine “angemessen” aveva portato all’adozione di un regolamento di applicazione cantonale che prevede, fra l’altro, un’assurda franchigia basata sul reddito del danneggiato. Tanto assurda che di fatto molti danni non vengono neppure segnalati all’Ufficio caccia e pesca, poiché a causa dell’iter burocratico e dell’applicazione delle franchigie il risarcimento risulta essere spesso irrisorio. E nella situazione attuale, dove la gestione della selvaggina è chiaramente “scappata di mano” al Dipartimento preposto, riteniamo che non sia più ammissibile scaricare sugli agricoltori e i viticoltori il problema degli ungulati facendo sopportare al settore primario danni che ne minano l’attività economica. In sostanza, quello che chiedeva Agrifutura erano regole chiare e rispettose della volontà del legislatore federale, come è il caso in tutti gli altri Cantoni svizzeri. E cioè, una gestione della selvaggina confacente alle possibilità del nostro territorio e regole giuste e chiare per un adeguato risarcimento dei danni. Questi principi, complementari fra loro; costituiscono la base della legislazione federale in materia. Evidentemente Righinetti, che si è sentito a torto minacciato come cacciatore, e chi ha respinto l’iniziativa senza i dovuti approfondimenti, questo non l’hanno capito. Ne pagheranno le conseguenze gli agricoltori e i viticoltori (circa 4'000 in Ticino) che saranno confrontati anche in futuro con ingenti danni (dato che l’annoso problema è rimasto irrisolto) e ora anche con le beffe del signor Righinetti. Eppure speravamo, correggendo le regole per il risarcimento, di avviare quel ciclo virtuoso per cui, pur avendo regole per un indennizzo adeguato e giusto, si sarebbe potuta ottenere una diminuzione della spesa globale per i risarcimenti grazie a una migliore gestione della selvaggina, se non altro per contenere l’esborso complessivo degli indennizzi. Ma ora il Dipartimento del Territorio, che potrà continuare a scaricare il problema su chi subisce i danni, avrà gli stimoli necessari e la volontà per correggere una situazione divenuta insostenibile? Giovanni Berardi, presidente di Agrifutura

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