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Daniele Dell'Agnola - La ex magistrale
Redazione
12 anni fa

Qualche giorno fa si sono diplomate/i 36 maestre/i SE. Se ho ben capito, sono 87 i posti vacanti nella scuola elementare. È un contropiede. Torna d’attualità il tema del fabbisogno di docenti: declinando l'argomento in termini di orientamento professionale per i giovani, potremmo chiederci quanto sia ancora attrattivo questo mestiere che l’opinione pubblica associa alle lunghe vacanze. Essendo un lavoro che richiede preparazione a casa, rinnovamento delle idee, progettualità, passione e vicinanza con i bambini, sfido chiunque a sostenere la tesi secondo la quale tutti possano diventare "bravi maestri”, dentro e fuori dall’aula. Franck, un mio conoscente, dice che potrebbe elencare ricordi di personaggi maldestri, frotte di cattivi insegnanti che svolgevano il loro compito istituzionale in modo squallido. Spiego a Franck che il mio ragionamento fa leva su un principio fondamentale per la nostra società: alle future generazioni dobbiamo garantire nuovi e bravi docenti, che propongano una scuola migliore di quella dei ceffoni, delle righe sulle nocche, dei voti arbitrari. E dovendo diplomare un maggior numero di insegnanti preparati, occorre aumentare anche i costi della formazione di base, cioè i soldi che lo Stato investe per la SUPSI, alla quale chiede di sfornare docenti.

"Soldi non ce n'è! Se non ce n'è, non ce n'è" sentenzia Franck.

"Va bene. L'alternativa è tagliare nella formazione dei maestri dei nostri bimbi, chiedendo il 30% delle prestazioni in più come accadrà a partire da agosto 2014, allo stesso prezzo: 88 i nuovi iscritti invece dei 60 solitamente ammessi (28 in più) da formare nello stesso tempo, con gli stessi termini e allo stesso costo."

"È così per tutti. Non vedo perché anche la scuola non debba fare sacrifici. C'è gente che è senza lavoro" punzecchia il nostro Franck.

"C'è di più" e cerco di farlo ragionare... "Per rispondere a questa emergenza, in un corso di due semestri, 14 docenti di scuola infanzia, brave e con esperienza, diventeranno insegnati alle elementari. L’obiettivo è senz’altro ambizioso. Va detto che la pratica in classe, garantita in questo caso con dei tutor che seguono le lezioni, sarà molto importante, ma i consigli didattici per svolgere buone attività di scrittura (come correggere i testi dei bambini, come proporre stimoli per la scrittura...), lettura (quali testi, come interessare gli allievi) e un buon ripasso di grammatica (per dirla in modo semplice) sono pure essenziali. E richiedono tempo. Non aggiungo altro per quanto riguarda la matematica o le altre discipline, per le quali non sono competente. Mi pongo però una domanda: in queste condizioni diminuirà la qualità? La qualità della scuola ne risentirà?"

"Se diminuisci la qualità, devono licenziarti e prenderne uno migliore, che lavora meglio in meno tempo. È dura per tutti!" conclude Franck indicando il cielo con un dito.

"Oppure potremmo trasferire in Cina l'azienda che forma i docenti. E dai, Franck..."

"Sai che sono contro i frontalieri" mi fa serio. "Prima vengono i nostri giovani."

"Appunto. Mi fa piacere che ci tieni, ai nostri giovani" concludo sorridendo. Lascio Franck alle sue logiche anche perché non cambierà facilmente idea.

In sintesi, credo sarebbe utile rivedere il mandato di prestazione del Cantone al DFA-SUPSI per la formazione dei docenti di scuola elementare, perché 27 studentesse per classe nei laboratori di didattica sono decisamente troppe. (Mi riferisco ai laboratori, non ai corsi teorici frontali, stile università.) Sono pure dell'avviso che DECS dovrebbe poter prestare alla SUPSI docenti motivati, con esperienza sul campo, in modo che possano portare nella formazione dei futuri maestri esperienza e concretezza, accanto alla preparazione teorica. In questo senso c'è davvero poca elasticità.

Certo, chi scrive farà del proprio meglio con sole e passione, mantenendo viva l'esperienza in classe e portando positività alla ex magistrale, che una volta era pubblica e che oggi si presenta con una gestione per molti versi di tipo aziendale, con alcuni vantaggi e qualche svantaggio.

In generale nella scuola il pressing della concorrenza si traduce nella relazione quotidiana e pensata nel lungo termine con gli allievi. È un mestiere sempre più complesso, bisognoso di condivisioni, spazi larghi per fare e tempi lunghi per pensare, non di frantumazioni, razionalizzazioni e ragionamenti sui costi. Vale anche nella formazione.

Leggo le notizie. Avremo i Campus. A Lugano. La politica ha deciso di investire lì. Bene (senza ironia) anche se Franck mi ha appena scritto una email sostenendo che mi lamento per nulla: stanno ancora spendendo milioni in quella Supsi, cosa voglio ancora? Franck confonde le cose. Spero però che la politica non perda la bussola della scuola dell'obbligo.

Daniele Dell'Agnola, docente Supsi, scuola media, scrittore

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