Davide Buzzi
Dal proporzionale al maggioritario: il Ticino abbia il coraggio di cambiare
Redazione
27.10.2026 13:47

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Le regole hanno una storia. E anche quelle che ci hanno servito bene meritano, prima o poi, di essere rimesse in discussione
Il sistema proporzionale per
l’elezione del Consiglio di Stato nacque da una delle pagine più travagliate
della storia ticinese. Dopo la Rivoluzione del 1890 e i violenti scontri tra
liberali e conservatori, il Consiglio federale impose di fatto, nel 1891, una
svolta istituzionale per porre fine alle profonde divisioni politiche. Con
l’approvazione popolare della riforma elettorale nel 1892, il Ticino poté
finalmente ritrovare la pace e aprire una nuova stagione di convivenza
politica.
Un merito storico che nessuno può e
deve negare. Ma ciò che oltre un secolo fa rappresentò una soluzione necessaria
per ricomporre le fratture del passato non è detto che sia ancora oggi la
risposta migliore alle esigenze del nostro Cantone. I tempi cambiano, la
società evolve e anche le istituzioni devono avere il coraggio di rinnovarsi.
Il Ticino è rimasto l’unico Cantone
svizzero a eleggere il Governo con il proporzionale. Eppure il Consiglio di
Stato non è un Parlamento in miniatura, dove ogni partito deve avere la propria
quota. È un Esecutivo di cinque persone chiamate a prendere decisioni,
affrontare problemi concreti e rispondere dei risultati. Dalla sanità alle
finanze pubbliche, i cittadini non chiedono una spartizione equilibrata:
chiedono un Governo che funzioni.
Il maggioritario darebbe più spazio
alle persone, alle competenze, alla credibilità e alla capacità di convincere
anche chi la pensa diversamente. Spingerebbe chi si candida a guardare oltre il
proprio partito, a parlare al Cantone intero. E renderebbe più diretto il
legame di fiducia con gli elettori.
Certo, non sarebbe una bacchetta
magica e il timore che alcune sensibilità politiche restino escluse merita
rispetto. Ma la rappresentanza delle diverse idee è anzitutto il compito del
Gran Consiglio. Al Governo serve soprattutto la capacità di lavorare insieme e
prendere decisioni che siano in favore della popolazione.
Per una questione di trasparenza,
coerenza e rispetto nei confronti dei cittadini, questa riforma dovrebbe essere
realizzata già in vista delle elezioni cantonali del 2027. Il tempo a
disposizione è certamente poco, ma più che il tempo ciò che conta davvero è la
volontà politica di cambiare. Se questo obiettivo non fosse raggiungibile, il
2031 dovrà però rappresentare una scadenza inderogabile. Perché continuare a
rinviare una riforma necessaria significherebbe, ancora una volta, anteporre
gli interessi dei partiti a quelli dei cittadini.
Il proporzionale ha aiutato il
Ticino a superare le divisioni. Oggi possiamo onorare quella storia senza
restarne prigionieri. Perché cambiare le regole non significa rinnegare il
passato. Significa avere il coraggio di costruire il futuro.
Davide
Buzzi,
sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro

