
Oltre ai capretti arrosto e conigli di cioccolata quest’anno la Pasqua è stata contraddistinta da bollettini di guerra sul fronte dell’economia, confrontata con la sua peggiore recessione dopo la Seconda Guerra mondiale. Lo sviluppo economico sembra non più riuscire a servire gli interessi comuni, sembra non più essere il motore di promozione. Siamo attanagliati da una crisi che si dice sia mondiale, che ha dinamiche e dimensioni mai viste, ma in fondo ci sono state anche altre crisi e abbiamo saputo superarle ed allora non possiamo che reagire. Reagire perché anche se la crisi è globale le risposte dobbiamo poterle dare anche regionalmente. Perché il futuro inizia nelle nostre teste: possiamo solo guardare al passato per cercare di capire dove abbiamo sbagliato, per non ripetere gli stessi errori (historia magistra vitae), ma ora siamo chiamati a guardare avanti. Anche il mondo politico è chiamato a farlo, anzi è obbligato a farlo: se è vero che non tutto il male viene per nuocere, forse sarà la volta buona per cambiare registro . Al di là delle misure di sostegno all’occupazione e all’economia quello che necessitiamo di più è un’unità di intenti nelle prossime incisive modifiche della nostra società. Nell’era del benessere ognuno ha potuto permettersi di coltivare il proprio orticello al punto tale che oggi tre grandi progetti, i più importanti, le aggregazioni comunali, la nuova politica regionale ed il piano direttore cantonale viaggiano su binari separati. Ma come potremo chiedere a dei comuni che faticano a sopravvivere di basare il proprio futuro sulla promozione della capacità di innovazione e sullo spirito imprenditoriale? Come potremo restare o meglio diventare competitivi a livello regionale, nazionale e internazionale fintanto che non riusciamo a porre rimedio ai divari in aumento tra agglomerazioni e regioni periferiche? Come potremo dare risposte al Ticino delle Regioni, alla mobilità ed al Ticino delle risorse energetiche se non vi è condivisione di intenti tra piano direttore, politica regionale e aggregazioni comunali? Saranno forse allucinazioni pasquali, ma proprio la pasqua significa passaggio a vita nuova. Chissà se il Consiglio di Stato ticinese saprà cogliere l’occasione per passare a vita nuova e dagli orticelli privati vorrà coltivare un’unica grande piantagione ticinese? Monica Duca Widmer, deputata in Gran Consiglio
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