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Paolo Beltraminelli
Cure dentarie: servono soluzioni pragmatiche, non battaglie ideologiche
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
3 mesi fa
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Da ex responsabile della sanità pubblica, ho imparato che le buone politiche si costruiscono partendo dai bisogni reali delle persone e valutando con attenzione costi, benefici ed effetti collaterali delle misure proposte. È con questo spirito che guardo all'iniziativa per l'introduzione di un'assicurazione dentaria obbligatoria.

Nessuno mette in discussione che alcune persone incontrino difficoltà nel sostenere le spese dentarie. Ma la percentuale è limitata ed occorrono soluzioni pragmatiche e mirate.

Soprattutto, non si può ignorare che in Ticino esistono già strumenti efficaci per sostenere chi si trova in una situazione di bisogno. Ogni anno il Cantone finanzia circa 6,3 milioni di franchi per le cure dentarie dei beneficiari di prestazioni complementari e circa 1,6 milioni per le persone in assistenza sociale. Molto importante poi l’impegno per i giovani allievi delle scuole ticinesi del servizio dentario scolastico, che promuove efficacemente la prevenzione e la cura dentaria degli allievi delle scuole elementari e medie. A ciò si aggiungono le deduzioni fiscali per le spese dentarie importanti.

Per questo motivo ritengo sproporzionato creare un nuovo sistema assicurativo obbligatorio che costerebbe alla collettività circa 150 milioni di franchi all'anno. Una misura di tale portata finirebbe inevitabilmente per generare nuovi contributi salariali, maggiore burocrazia e ulteriori oneri per le finanze pubbliche, in un momento già finanziariamente estremamente difficile, senza apportare benefici significativi a chi è già tutelato dagli strumenti esistenti.

Vi è inoltre un aspetto politico che merita di essere ricordato. Negli anni scorsi il Consiglio di Stato si era dimostrato disponile a discutere proposte alternative più mirate e sostenibili. Insomma, soluzioni pragmatiche, pensate per rafforzare l'accesso alle cure senza stravolgere il sistema.

Gli iniziativisti hanno però rifiutato di discutere possibili vie intermedie. Una scelta che induce a pensare che l'obiettivo non sia tanto risolvere un problema concreto, quanto perseguire una visione ideologica fondata sull'estensione generalizzata delle assicurazioni sociali, indipendentemente dalla reale necessità e dal rapporto costi-benefici.

In sanità occorre distinguere tra ciò che è auspicabile in teoria e ciò che è efficace nella pratica. In questo caso il Ticino dispone già degli strumenti per aiutare chi ha bisogno. Potenziarli e renderli ancora più accessibili sarebbe una strada ragionevole. Creare invece un'assicurazione obbligatoria per tutti rischia di aumentare i costi senza migliorare in modo sostanziale la situazione delle persone che si intendono aiutare.

Per queste ragioni ritengo che questa iniziativa vada respinta.

 

Paolo Beltraminelli, già Consigliere di Stato e Direttore Dipartimento della sanità e della socialità (DSS)

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