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Cristina Zanini - “Benvenuta impresa” a livello cantonale


Cristina Zanini - “Benvenuta impresa” a livello cantonale


Cristina Zanini - “Benvenuta impresa” a livello cantonale


Redazione
8 anni fa

Chi non ricorda gli strabilianti effetti dell’iniziativa
“Benvenuta impresa” organizzata a Chiasso? Lunghe file di imprenditori
o aspiranti tali, attratti da condizioni fiscali vantaggiose del
Ticino, che facevano la coda davanti alla sala dove era organizzato
l’evento informativo. Di imprese ne sono arrivate tante, gli spazi
commerciali sono andati a ruba e Chiasso è stata addirittura
pomposamente definita “polo digitale”, ma da allora si vive meglio?
Direi proprio di no. Oltre il 50% dei posti di lavoro a Chiasso è
occupata da frontalieri mentre la percentuale di persone in assistenza
è quattro volte tanto rispetto alla media cantonale.Le imprese di
informatica hanno offerto effettivamente posti di lavoro, anche a
persone con formazioni elevate, ma a 3’300 franchi lordi al mese. Alle
nuove aziende, infatti, non è stato imposto nulla in cambio, nemmeno
l’obbligo di versare retribuzioni dignitose. Non solo le nuove
arrivate non si sono adeguate ai salari svizzeri ma addirittura
quelle “storiche” si sono adeguate ai metodi delle new entry. Basti
pensare al call center del Credit Suisse a Chiasso, finiti sulle prime
pagine dei giornali: minacce, ricatti, “dimissioni obbligate”.
Il degrado delle condizioni salariali e di lavoro ha avuto
ripercussioni su tutta la cittadina. Chiasso ormai sembra una città
fantasma: sempre meno negozi, meno bar e meno gente. Normale, con certi salari
non ci si può certo permettere un piatto del giorno o un caffè a
prezzi svizzeri, figuriamoci fare la spesa da noi! Chi vive a Chiasso
si è trovato un lavoro altrove per poter sbarcare il lunario, e
rientra solo la sera. La spesa, il piatto del giorno o il caffè li
consuma dove lavora, non in città. Chiasso non è solo l’emblema di una politica economica sbagliata,
basata sulla quantità invece che sulla qualità, ma anche un monito per
gli altri centri del cantone. La cittadina di confine ha subito prima
questa evoluzione perché è la più vicina all’Italia, ma anche perché
non possiede una zona industriale, dove di solito si concentrano il
capannoni e i salari indecenti.Continuare privilegiare pochi e a attrarre
imprese senza mai porre criteri qualitativi non serve a nulla. Non sono 200 super manager o milionari che possono mantenere in vita questo
cantone se la maggioranza della popolazione sta sempre peggio. Ci
vogliono salari dignitosi per far vivere la gente, il bonus bebè per
un anno non basta. Ci vogliono imprese che siano integrate nel
tessuto economico, non megacentri di logistica che ricevono e
spediscono all’estero merce grazie a dipendenti pagati una miseria. Ci vuole una politica che rilanci l’occupazione, non solo posti
negli asili nido se si vuole evitare che i giovani partano dal Ticino
o rinuncino a fare figli.
E soprattutto ci vogliono politici che inizino a pensare davvero alla
maggioranza dei cittadini, invece che favorire sempre i soliti
privilegiati, senza mai chiedere niente in cambio.Il prossimo 29 aprile un bel NO contro questa iniqua Riforma Fiscale!Cristina Zanini

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