
“C'era una volta un piccolo e silenzioso villaggio nella campagna francese; gli abitanti credevano nella tranquillità. Se vivevi in questo villaggio, sapevi ciò che ci si aspettava da te. Conoscevi il tuo posto nello schema delle cose. E se ti capitava di dimenticarlo, qualcuno ti avrebbe aiutato a ricordarlo. In questo villaggio, se vedevi qualcosa che non avresti dovuto vedere, imparavi a guardare dall'altra parte. E se per caso i tuoi desideri non erano stati soddisfatti, imparavi a non chiedere mai di più. E cosi, nel buono e nel cattivo tempo, nella fame e nelle feste, gli abitanti del villaggio si mantenevano saldi alle loro tradizioni. Finché, un giorno d'inverno, soffiò uno irrequieto vento del Nord.... … arrivò in villaggio Vianne, con sua figlia Anouk. La giovane madre aprì un negozio di cioccolata che, con la sua vetrina scintillante e ben fornita, risvegliava gli appetiti nascosti o repressi della sparuta comunità. In breve Vianne si costruì una solida reputazione ma... si fece anche un nemico: il sindaco. Lui era convinto che la cioccolata alla lunga avrebbe causato la rovina del villaggio e del suo codice morale. Il dualismo sfociò in aperto confronto fra due fazioni: favorevoli e contrari al negozio di cioccolata, favorevoli e contrari alla cioccolata … con quel suo potere corrompente, lussureggiante, capace di sconvolgere l’ordine stabilito”. Questa la trama del coinvolgente film “Chocolat” del 2000. Il cioccolato è una bellissima metafora. Una metafora per parlare di seduzione e di trasgressione: contiene il seme del peccato, ma anche lo forza dirompente dell’amore. A nulla servirà il tentativo del sindaco, il conte di Reynaud, di soffocare la cascata di dolce passione che travolge il villaggio. La rivoluzione è in corso e indietro non si torna. Finisce un’era, ne inizia una nuova. Ho scelto di utilizzare la metafora del cioccolato questa sera qui a Caslano, proprio perché sin dal 1957, in questo pittoresco villaggio adagiato sulle rive del Ceresio, i chocolatiers si dedicano con grande devozione alla creazione di finissimo cioccolato. Oggi Alprose non è più la bottega di Vianne: ha ormai superato l’epoca artigianale. Con le sue 8000 tonnellate annue di cioccolato di primissima qualità, e` ormai una delle maggiori società svizzere. Chissà se i chocolatiers di cinquant’anni fa avevano turbato la vita di Caslano … non lo so, me lo direte voi dopo quest’allocuzione. Di certo hanno avuto il coraggio di osare, di intraprendere. E ci hanno creduto. Hanno dovuto reinventarsi continuamente, assicurare la qualità dei prodotti, confrontarsi con la concorrenza. Hanno rischiato. E hanno vinto. Questa storia è come tante altre: sono le storie che hanno fatto la Svizzera moderna, di cui andiamo fieri, e a giusta ragione. Il cioccolato piace, accende la passione, e questa ha travolto il quieto vivere del piccolo villaggio provenzale, arroccato sui propri valori e sulle tradizioni. A nulla serve resistere al cambiamento, a nulla rinchiudersi sulle proprie certezze. A nulla invocare l’intervento dello Stato e rivendicare i propri diritti. Perché se nessuno osa intraprendere, non ci sarà ricchezza da ridistribuire. E un giorno d'inverno soffierà un irrequieto vento del Nord e travolgerà la nostra vita. Senza slanci generosi non c’è vita, non c’è futuro. I chocolatiers hanno rischiato, e tutti noi beneficiamo ancora oggi del loro successo. Celebriamo il 1° Agosto fieri della nostra libera patria, della nostra società democratica, solidale, aperta al multiculturalismo, fieri di quanto i nostri avi hanno saputo fare e ci hanno tramandato, affinché noi potessimo continuare la loro opera. Ma lo stiamo facendo? Siamo anche noi abili, coraggiosi, intelligenti e tenaci? Qual è il sogno che vogliamo realizzare? Il vento irrequieto del Nord sta soffiando sul mondo: la crisi economica degli ultimi anni ci ha colpiti e mostra il suo lato preoccupante su famiglie, impiegati, apprendisti e artigiani. Quale effetto avr
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