
Non si era ancora smaltita l’emozione dell’investitura che già in aula si respirava aria di banale quotidianità nel giorno dell’insediamento del Gran Consiglio. Non solo per gli intoppi dell’elettronica, ma anche per un vistoso inceppamento del pallottoliere del deputato Matteo Pronzini (MPS). Per suo tramite i partiti minori (MPS, PC e Più Donne) hanno chiesto di poter essere rappresentati nelle commissioni ritenendo che, avendo i partitini vinto le elezioni e con la rappresentanza del 10% dei seggi, erano legittimanti a formare gruppo ed entrare nelle stanze commissionali.
Secondo lui il 10% della popolazione che li aveva votati meritava di essere incluso, dimenticando però che MPS, PC e Più Donne non hanno creato una congiunzione di liste prima delle elezioni, non hanno steso una piattaforma programmatica comune (e le loro idee sono spesso molto distanti) e non rappresentano nessun partito di governo. Il Gran Consiglio ha fatto bene a non accettare la richiesta e mi ha sorpreso il voto favorevole del presidente del PPD. Ma c’è di più: dai dati ufficiali pubblicati sul sito del Cantone i tre partitini non rappresentano il 10% dei voti, bensì solo il 5.65% (2,06% per Più Donne; 1,2% per il PC e 2,39% per MPS).
Con il sistema di ripartizione, e solo grazie ai quozienti, i partitini sono stati favoriti con un 7.8% di seggi (2,22% per Più Donne; 2,22% per il PC e 3,33% per MPS; rispettivamente 2+2+3 seggi). Cinque seggi sarebbero stati più che. Nelle nazioni che fissano una soglia minima i partitini non avrebbero nemmeno avuto accesso al parlamento. Che poi lui sostenga di avere vinto le elezioni con il 5,65% dei voti (in tre!) la dice lunga sulla logica del deputato; significa che le altre sei forze politiche presenti in parlamento hanno perso le elezioni totalizzando “solo” il 94,35% dei voti.
Qui non si tratta di chiedere l’elemosina e nemmeno la luna, ma di dimostrare coerenza, umiltà, responsabilità, rispetto e meno demagogia soprattutto al microfono e nell’aula del Gran Consiglio. Qualcuno ha affermato che con il frazionamento del parlamento il lavoro sarebbe risultato più difficile: il buongiorno si vede dal mattino. Prepariamoci ad una lunga sequela di interpellanze.
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